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EXTRA
LOOK BACK IN DEATH METAL!
Ritorna il techno-death, resuscitano i Pestilence!
di GoryJoe
A metà dei novanta, più o meno all’epoca dell’ascesa e della caduta di un certo Kurt Kobain, molti critici musicali avevano già declamato la morte di un genere musicale che per ironia della sorte si chiama “death” metal. Le loro tesi parevano avvalorate dal contemporaneo scioglimento di alcune delle bands storiche che avevano contribuito al concepimento ed allo sviluppo di uno dei generi più estremi che si siano mai ascoltati sulla faccia del pianeta.
Fra il ‘92 ed il ‘95 si sciolgono gli Atheist, capaci di coniugare death-thrash e jazz-fusion, gli olandesi Pestilence, autori di 4 killer albums, gli svizzeri Coroner, fra i più innovativi, i Carcass, forse i più estremi, i Cynic, autori di uno degli album più futuristici di sempre (Focus, 1993) e molti altri. Sul campo rimangono i progetti del mitico Chuck Schuldiner (Death, Control Denied, Voodoocult) che purtroppo resterà vittima di un tumore fulminante nel 2001, i capostipiti del Thrash tedesco e una schiera di gruppi di secondo piano che non sembravano in grado di rinnovare un genere apparentemente limitato. Naturalmente gente come i Napalm Death ed i Cannibal Corpse hanno continuato imperterriti a macinare note sulla loro strada distruttiva, ma fu solo grazie al rinvigorirsi della scena svedese che sotto le ceneri qualcosa bruciava ancora. La crisi delle vendite discografiche rischiava poi di metterci una pietra, tombale, sopra. In altri ambiti decisamente più commerciali, le case discografiche major pensavano bene di resuscitare qualche mostro sacro per fronteggiare gli eventi, ovviamente in ottica marketing. Il metal estremo però, esula quasi del tutto da tali logiche e reunion di facciata non sempre si traducono in vendite.
Nonostante ciò e per giunta nello scoraggiante panorama della crisi, assistiamo al ritorno di molte di quelle death metal bands della prima ora e certo non si può parlare di operazioni commerciali. In particolare, dopo ben 16 anni e con tre quarti della formazione del ''95 risorgono i Pestilence, con un album dal titolo eloquente, Resurrection Macabre, che è al tempo stesso una pala nei denti ed un bellissimo massaggio tailandese! Con lo svedese Peter Wildoer (Darkane) alla batteria in sostituzione di Marco Foddis, la line-up è completata dai membri storici, Patrick Uterwijk (chitarra), Tony Choy (basso, anche ex Cynic e Atheist) e Patrick Mameli (voce e chitarra). Il disco consta di 11 tracce inedite, tecniche, brutali e veloci e di 3 rifacimenti di canzoni tratte dai primi tre albums. Li abbiamo incontrati a Colle Val d’Elsa (Siena, 19 Aprile 09), in occasione della loro prima discesa assoluta nella penisola italiana. Mameli, dalle chiare origini nostrane, sarde per la precisione, ci accoglie sul tour bus con una Ichnusa in mano, ci offre da bere e ci fa i complimenti per il nuovo disco: “Ho ascoltato il vostro Graveyard Of Angels (Gory Blister, Mascot Records, loro stessa etichetta), è un gran disco!”; non credereste mai che un bonaccione del genere stia per salire sul palco e urlare in faccia al pubblico ritornelli come Chronic Infection e Secrecies Of Horror. L’anno scorso ha pubblicato un album di “Nu metal” con una band chiamata C-187 (Collision), ma la sua voglia di rivincita non dev’essersi placata. “Quando si trattava di lavorare sul nuovo materiale mi sono detto, questa roba è troppo violenta, non va bene per i C-187… quasi quasi rifaccio i Pestilence!” Dunque non tanto esigenze di mercato, quanto ancestrale ed irrinunciabile voglia di suonare death! Tony Choy si aggiunge alla compagnia e ci parla della pressione che gli stanno mettendo addosso gli Atheist per registrare il loro nuovo disco. Si, aspettatevi il nuovo degli Atheist, probabilmente 2010, altro ritorno che promette scintille. L’altro chitarrista, Uterwijk, se ne sta seduto ed incappucciato in un angolo, ma aggiunge “quando Patrick mi ha chiamato per dirmi, ma perché non riformiamo i Pestilence, ho risposto istintivamente SIII!”. Sul palco, ''sti quattro tranquilloni sono una furia assoluta ed il Sonar è abbastanza pieno da far sfuggire all’organizzatore le fatidiche parole, “dài, oggi almeno vado in pari!”. Quando Peter dà il tempo per l’opener Dervouring Frenzy il pogo è subito totale, perché chi come il sottoscritto acquistava Malleus Maleficarum in vinile nel 1988, ha aspettato una vita per farsi travolgere da un’onda così sconquassante. Il gruppo ripercorre tutta la sua “breve” carriera, compreso quel controverso Spheres (1993) che spostava troppo in avanti le lancette del metal per farsi accettare dai fans. La sensazione è quella di avere vent’anni di meno, altro che pillole e cremine: se volete ringiovanire datevi al death metal! Lost Souls, Out Of The Body, Chemo Therapy sono delle mazzate rivitalizzanti. L’anno scorso abbiamo visto dal vivo anche i resuscitati Carcass e la sensazione non era stata diversa. Anche loro stanno tornando alla grande, batterista a parte. Ken Owen, vittima di un’emorragia cerebrale che lo ha costretto in coma per mesi, nei dischi del combo inglese ha letteralmente inventato uno stile ritmico, ma verrà sostituito con tutta probabilità da Daniel Erlandsson (Arch Enemy). Anche i Cynic sono tornati con un album che è death metal a 360°. Una cosa che forse scriverebbe Mozart se resuscitasse oggi.
Formazione “tipo”, con Paul Masvidal (voce, chitarra, synth), il tentacolare Sean Reinert (batteria), Sean Malone (basso) con l’eccezione di Tymon (growls e chitarra), Traced In The Air è un’opera d’arte, non certo un’operazione di marketing. Metal, elettronica, thrash, progressive, musica classica… trance/ambient. E poi ci sono i nuovi dischi di Napalm Death, Time Waits For No Slave e dei Cannibal Corpse, Evisceration Plague.
Qui non ci sono mezze misure, sono più cattivi che mai! Se non avete mai aperto uno stanzino con una marea di roba che vi si ribalta addosso e vorreste sapere cosa si prova, compratevi questi due dischi. In attesa del nuovo Suffocation, ovviamente! Ecco, sono passati quasi 30 anni da quando il signor Digby "Dig" Pearson fondò nel 1985 la Earache Records in quel di Nottingham e due anni dopo lanciò Scum dei Napalm Death; nessuno ci avrebbe scommesso un pound, allora, ma oggi il death metal è più vivo che mai, un genere di musica consacrato, se pur con tutte le sue ramificazioni, ma con la sua dignità ed il suo livello tecnico assodato. Se Chuck fosse vivo, starebbe su un palco a suonare Death, perché lui aveva ragione, fu uno dei primi ad affermare la dignità di un genere musicale bistrattato da critici molto poco lungimiranti!