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EXTRA
LA PAURA
Un documentario di Pippo Del Bono
di Federico Rifugiato
Nonostante il clamore suscitato in Francia e i riscontri positivi ottenuti
da tutta la critica all’ultimo Festival di Locarno, La Paura, il nuovo
documentario di Pippo Delbono, girato tutto con un telefonino, sembra
destinato a rimanere a lungo senza alcuna distribuzione nel nostro
paese. Eppure a quasi un anno dalla morte di Abba Guibre, ucciso a
Milano per aver rubato un pacco di biscotti, la terza produzione
cinematografica lontana dalla direzione teatrale del debordante autore
savonese è una dei rarissimi casi in cui si è cercato di stabilire un
confronto con la nuda drammaticità di quei fatti senza cedere
all’ortodossia della retorica o alla predisposizione tutta italiana di
riuscire a rendere goffa e cialtrona la rappresentazione mediatica della
tragedia. La Paura è un’opera che va apprezzata soprattutto per il
coraggio con cui Delbono tenta di ricalibrare la nostra esperienza
quotidiana di informazione, proponendo nuovi modelli di fruizione
delle notizie che possano coscientemente sfuggire a tutte quelle
distorsioni del linguaggio o i ai pregiudizi che sono di solito
predominanti quando si parla di immigrazione. La sequenza sgranata
iniziale del dottore paurosamente sovrappeso che prescrive cure
severe ai bambini contro l’obesità è assolutamente emblematica del
resto di tutte le contraddizioni e i paradossi che minano
costantemente l’ immaginario collettivo del nostro paese, pronto a
cedere, in nome di una incontenibile smania securitaria, alle norme
contrastanti del nuovo Pacchetto sicurezza. Con questa riforma del
resto ci si propone di combattere l’illegalità e la clandestinità
innalzando a livelli rigidi e macchinosi tutti i parametri necessari ad
adempiere le pratiche di regolarizzazione, favorendo in primis però,
solo la cristallizzazione di un esercito di emarginati ricattabili
facilmente dai circuiti del lavoro nero e della criminalità . In tutto
questo è
avvilente come a dieci anni dall’uscita di Non persone, uno dei primi
studi di Alessandro dal Lago sul rapporto tra media e immigrazione,
sia rimasto quasi del tutto invariato lo spazio lasciato all’interno dei
giornali e la televisione alla voce diretta degli stranieri. Così come è
cresciuto in maniera esponenziale il numero di lavoratori nati
all’estero e iscritti nei nostri sindacati senza che si sia promossa una
loro rappresentanza adeguata anche nei quadri più alti di queste
organizzazioni, sembra paradossale l’aumento degli articoli che
riguardano i fenomeni migratori, senza che poi sia mai aperto
pararellelamente un filo diretto con le istanze o le problematiche di chi
questi processi vive in prima persona.
A quindici anni dalla scomparsa di Derek Jarman, i percorsi e le
suggestioni solitarie de La Paura sembrano davvero una riproposizione
ancora più decadente di ciò che resta dell''Inghilterra tra i brandelli e le
miserie dell''Italia, di cui è difficile capire se il nadir più estremo siano i
programmi televisivi del mattino o la distese di agguerritissime
uniformi da fitness nelle palestre del centro.