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INTERVISTA
LE CALLE MOJADA: Autunno sulla tangenzialedi Federico Rifugiato

Così come Jean-Claude Izzo è riuscito a farci rendere indimenticabile e romantica una città non proprio attraententissima  (all’apparenza) come Marsiglia, con  So Far from winter to fall i Le Calle Mojada hanno avuto il potere di rassenerare il nostro rapporto con la Tangenziale di Roma tra la Tiburtina e San Giovanni. Grazie alle loro suggestioni quadrate, ma al tempo stesso altamente emozionali riusciremmo infatti a resistere in coda su quel tratto anche per tutto l’autunno. Nei loro brani l’idea di una versione dei Mogwai scarna e stretta visceralmente con la poesia degli Slowdive ci sembra molto meno impossibile che un verde prolungato all’incrocio di Caracalla sotto la villa del grande Albertone. 

Forse a tratti sembrano i Joan of Arc, fluidi, compiuti e meno distratti.

Se ci ridanno la patente, ci candidiamo come autisti per il loro prossimo tour in Cornovaglia.

 

Complimenti di cuore intanto per la vostra musica, decisamente appropriata per rappresentare al meglio anche quelli che sembrano i vostri gusti cinematografici. Prima ancora di leggere i titoli delle canzoni, il vostro stile ci sembra assolutamente in simbiosi con quello che doveva essere il contenuto del disco del protagonista di ‘Un ragazzo, tre ragazze’. Un portamento di classe intrinsecamente autunnale con pregevolissime distrazioni e leggerezze estive.

Vi piace la Francia?

[Michele. P]: Inbuddiamente i riferimenti cinematografici e letterari sono quelli che prediligiamo… insomma, letteratura e cinema sono le nostre “finestre” sul mondo. La Francia? Non mi fa impazzire… io sono quello filo-britannico.

[Marco]: La Francia è piena zeppa di riferimenti cinematografici importanti, dalla nouvelle vague fino ai giorni nostri. Basti pensare che il nostro “percorso” è iniziato con il brano “Rohmer”, dove omaggiamo il grande regista citando la sua famosa saga sulle stagioni. Si, mi piace la Francia, anche se il “francofilo” del gruppo è indubbiamente Michele T, io preferisco la Spagna… 

 

Dreamers di Bertolucci non ci è piaciuto per diversi motivi, ma ad un certo punto si parla del fatto che Oltralpe non siano mai riusciti a produrre un gruppo Rock decente (a parte i Mano Negra a venire). Siete d’accordo?

[Michele P.]: No dai… Diamo a Napoleone ciò che è di Napoleone. Oggi ci sono gruppi niente male anche in Francia, tipo Ulan Bator, Cheveau, Diabologum, etc… A me piaceva proprio un sacco anche un gruppo math-rock che si chiamava Prohibitio, ma ora credo proprio che non esista più.

[Marco]: Sono perfettamente d’accordo con Michele. Ora, non so nel “rock” puramente inteso com’è la situazione, ma sta di fatto che negli ultimi anni la Francia ha tirato fuori enormi talenti, basti pensare agli Air, Dominic A, al grande Sebastien Tellier e agli M83!

 

Ma insomma vi ha influenzato il suono della Tangenziale? Pensavate che dopo la reunion dei My Bloody Valentine si potesse rinverdire l’attenzione per questo genere?

[Michele P.]:Veramente l’idea della copertina con il dipinto della tangenziale est ci è venuta dopo, ma l’abbiamo scelto perché , in un certo senso, andava a completare “graficamente” lo spleen del disco. E poi è un bellissimo quadro di un giovane pittore toscano che si chiama Emiliano Baiocchi e che ora vive a Berlino… So che non te ne fregherà niente, ma la settimana scorsa io e Marco siamo stati proprio a Berlino e lo abbiamo conosciuto di persona. E’ stato bello!

 

Della reunion dei M.B.V. non ho mai pensato che potesse essere la panacea di tutti i mali. Certo, magari potrebbe ravvivare un po’ l’attenzione sull’universo dream-pop e shoegazing che, seppur estremamente sotterraneo, è sempre stato vivissimo, soprattutto in posti impensabili come l’assolatissima California o la Malesia…

[Marco]: La Tangenziale io la odio con tutto il cuore. E’ un mostro che spero venga smantellato al più presto. In tal caso poi il dipinto di Emiliano (e con esso la nostra copertina) avrà un valore simbolico ancor maggiore.

 

Prima ci siamo permessi di definirvi vagamente autunnali, questa estate vi siete divertiti, in che direzione si è mossa l’attività del gruppo?

[Michele P.]: Ed infatti come ti sei potuto permettere?! Abbiamo fatto causa a giornali ben più importanti del tuo per molto meno! L’estate è stata piacevole, grazie, e per quanto riguarda i prossimi sviluppi siamo in procinto di pianificare la registrazione del prossimo disco  e, se Dio avrà misericordia di noi, entro i primi mesi del 2010 dovremmo pubblicarlo.

[Marco]: Un’estate in parte lavorativa (non musicalmente parlando, purtroppo) e un viaggio a Berlino di qualche giorno fa con Michele P., dove ho avuto modo di scoprire che il currywurst spacca, e che il kebap (come lo chiamano i turchi) e’ meglio che da noi (ma questo era prevedibile).

 

Avete avuto una buona accoglienza sulle fanzine e  siti specializzati, questo vi ha aiutato a trovare appoggi per suonare dal vivo?

[Michele P.]: E’ fondamentale avere l’appoggio di fanzine e webzine e l’accoglienza che ci è stata riservata è stata lusinghiera. Certo, non tutti gli operatori nell’ambito della stampa hanno gli strumenti e la lungimiranza per cimentarsi in maniera continuativa con la dimensione live. Ma nonostante tutto il loro supporto è indispensabile per chi fa musica come la nostra…Cioè con visibiltà pari a zero, almeno in Italia.

[Marco]: No, non ci ha aiutato, anche se le critiche e le recensioni sono state per la maggior parte positive e lusinghiere e questo ha creato un minimo interesse attorno a noi. Suonare è difficile, lo è ancor di più fuori dalla propria città, ed è quasi impossibile se non ci si affida a un’agenzia di  booking.

 

Come tutti gli altri gruppi migliori di Roma vi saranno capitate serate semi deserte…C’è qualche cosa che non bisogna fare nel programmare una serata?

[Michele P.]: Come no… E’ fantastico essere chiamati a suonare in un locale il giovedì sera e poi scoprire con orrore che stai suonando il venerdì mattina all’una e mezza davanti ad una dozzina di poveri cristi che non vede l’ora che sbaracchi tutto per poter finalmente andare a dormire.  Crediamo che il problema sia a monte della questione culturale. Non so… Io la vedo come una sorta di dinamica domanda-offerta: l’una è funzionale all’altra, però se ci si trova di fronte ad un’offerta inadeguata dettata da gestori interessati solamente a trarre il maggior profitto col minor sforzo possibile allora non meravigliamoci di vedere la solita scena desolante sempre più spesso.

[Marco]: Beh un buon inizio per evitare un fracasso è dare sempre un’occhiata al calendario calcistico…

 

Avete mai pensato di collaborare con qualche altro esponente talentuoso di questa città… tipo Thony?

[Michele P.]: In realtà, nel nostro piccolo, siamo sempre stati ben disposti nei confronti delle collaborazioni. In “So Far From Winter to Fall”, per esempio, ad arricchire un paio di tracce ci sono il flicorno di Andrea Mancianti (Zeitleit Ensamble) e la chitarra di Alessio Pindinelli (Zo.e, La Casa al Mare). E’ una strada che abbiamo intrapreso sin da subito e che continueremo a percorrere: ci piace l’idea di creare una rete sempre più fitta di interazioni artistiche … Ci arricchisce e ci fa incontrare nuovi amici. Sono tantissimi i gruppi che ci piacciono e ricambiano la nostra stima. Qui a Roma ci sono i Sea Dweller e gli Snow in Mexico, a Piacenza i Kobenhavn Store, a Napoli i Fitness Forever, a Siviglia i Salieri , a Pistoia i Ka Mate Ka Ora e decine di altri ancora.

[Marco]: Ampio spazio a nuove collaborazioni, anche alle più insolite e disparate; la condivisione è alla base di tutto.

 

E’ capitato che storpiassero il vostro nome? Per tagliare la testa al toro come si pronuncia esattamente?

[Michele P.]: Certo: siamo partiti da “La Calle Moggiada”, passando per “La Caglie Mogliada” per arrivare fino ad epiteti volgarissimi ed irripetibili… Sì, è un nome un po’ complicato ma alla fine si pronuncia più o meno : “la-càie-mohàda”… Facile, no?

[Marco]: Altrimenti se gia avete visto un paio di concerti, e ovviamente avete acquistato il disco, vi concediamo l’appellativo “Calle”, cosi evitiamo la “J” spagnola, che tanto è quello il vero problema…

 

Un proverbio tibetano dice che, per cementare un’amicizia bisogna mangiare 10 chili di sale insieme, spero che vi si possa offrire un gelato al cioccolato presto, però mi sembra che abbiate assaporato troppo amaro fino ad ora, rispetto a quello che vi meritereste.

[Michele P.]: Forse l’amarezza è più qualcosa legata al rimpianto e noi abbiamo ben poco da rimpiangere in quanto non ci sono mai state concesse chanches eccezionali.

[Marco]: mi sono intristito tutto insieme…

 

In parole povere, pensate che la prossima stagione con possiate raccogliere quello che vi spetta?

[Michele P.]: Abbiamo tanta voglia di suonare, magari speriamo di farlo ancora lontano dalle mura amiche di Roma…

[Marco]: Suonare fuori Roma, registrare il disco nuovo in tempi “umani” e far girare le nostre cose, in lungo e in largo. Questi sono i buoni propositi per il 2010!