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Sin dal primo ascolto del disco dei “nokeys”, “The Regency”, recensito sullo scorso numero di NovaMuzique, ho sentito l’esigenza di dar loro voce.
“Figli” degli anni 80, i quattro parmensi sono tra quelli che, fottendosene ampiamente delle leggi di mercato, delle nuove tendenze o quant’altro, hanno deciso di suonare new wave vecchio stampo. Lo fanno egregiamente forgiando un suono maturo e accattivante, che ammalia persino l’orecchio dei meno viziosi, proponendosi senza veli e con spudorata sincerità…
Come e quando nascono i “nokeys”?
Ciao Antz. I nokeys nascono circa 5 anni fa… Rico e Luca suonavano insieme già da molto tempo. L’incontro con i fratelli Gatti è stato inaspettato quanto fortunato… ci siamo subito trovati tutti sulla stessa lunghezza d’onda, musicale e non. Da lì in poi tutto è stato diviso per 4: debiti, avventure, donne ;)
L’ascolto del vostro “The Regency” mi ha piacevolmente sorpreso. Trovo che il vostro sound sia una miscela riuscitissima di gusto genuinamente eighties (non solo post-punk) che, non trascurando la matrice italiana, qualitativamente non ha precedenti nella nostra storia recente. Quali sono le vostre principali ispirazioni?
Intanto grazie per il complimento. Le nostre fonti di ispirazione sono sicuramente rintracciabili nelle suggestioni di certi anni ’80, come dici tu… Il post punk per noi è un approccio, un modo di intendere tutto quello che facciamo. Nel post punk le istanze più urgenti del punk vengono filtrate e pur non perdendo energia diventano in qualche modo meno ovvie. E’ la musica di chi è torvo e ha un brutto carattere. ;) Sicuramente guardiamo ai Joy Division, ai Depeche, ai Cure… Ma anche agli Smiths (Rico: Morrissey is god), a Elvis, a Johnny Cash, Iggy Pop… La lista è lunga, perché chiunque possa aiutarci a creare l’atmosfera che stiamo cercando in quel momento viene cannibalizzato senza pensarci su troppo.
Ci raccontate la genesi di “The Regency”?
The Regency è la somma delle nostre 4 diverse prospettive su un periodo difficile, di cambiamenti, che ognuno dei membri della band ha vissuto nei mesi precedenti l’inizio della scrittura dell’album. Una serie di coincidenze individuali complicate e forse sfortunate, ma che ci hanno comunque portato a essere quello che siamo e a scrivere un disco di cui siamo orgogliosi. Perché è onesto e senza compromessi. Perché parla di noi. I cambiamenti vanno accettati senza piagnucolare troppo, anche se sono dolorosi. The Regency è proprio questo: la reggenza, il momento di passaggio tra il prima e il dopo. In pratica, l’adesso.
Qual è il significato del vostro nome?
Come ci è già capitato di dire, preferiamo essere un gruppo che si definisce per quello che non è piuttosto che per quello che è. Ecco perché “no” keys, niente chiavi, niente pretese di spiegare le cose, di insegnare qualcosa. E’ una sorta di reazione a tutti quelli che predicano, che pretendono la nostra gratitudine per il solo fatto di condividere la loro saggezza. Ma vaffanculo.
Che legame c’è tra i “nokeys” e Stoccolma? E come è nata la collaborazione con Stefan Boman?
La Svezia è per noi un luogo e uno spazio in cui abbiamo potuto reinventarci e rinascere. I gruppi a volte hanno bisogno di trovare un “dove” che rispecchi quello che sentono in quel momento, quello che sono… Stoccolma ci ha accolto senza chiederci nulla del nostro passato e ci ha permesso di ritrovarci.
Quando abbiamo deciso che per il disco che avevamo in mente ci sarebbe piaciuto un produttore straniero, abbiamo cominciato ad ascoltare molto materiale. Ci siamo trovati tutti e 4 d’accordo solo su un disco: Du & Jag Döden, dei kent, una band svedese. Quel disco ci ha catturato subito per la compattezza del suono, per l’evidenza della sezione ritmica e per il trattamento paritario di tutti gli strumenti. Insomma, era il suono di una band intesa come insieme di elementi, in cui nessuno è suddito degli altri. Il produttore era Stefan Boman e abbiamo deciso di scrivergli. Abbastanza inaspettatamente ci ha risposto, e dopo uno scambio di email, abbiamo deciso di invitarlo in Italia per un week end. Tutto sommato dovevamo per forza conoscerci di persona… un po’ come i cani che si annusano. Ci siamo trovati benissimo fin da subito (Stefan, pur avendo un notevole curriculum, ha 34 anni e si è immediatamente integrato con noi) e ci fa piacere constatare che, oltre alla collaborazione professionale, è nata una amicizia vera.
C’è un dichiarato approccio polemico in un piccolo editoriale presente sul vostro myspace (myspace.com/n0k3ys) in cui attaccate il pregiudizio diffuso che ci sarebbe nei confronti di chi suona rock e pop. Ma è vero che gli indipendenti veri sono solo quelli che muoiono di fame (artisticamente parlando)?
No, è proprio questo il punto: indipendente non è solo chi muore di fame o chi si mette le all star rotte. Vaffanculo a tutto quel tipo di categorizzazioni e cliché. Indipendente è chi si fa il culo per dire qualcosa, e non chi ha voglia di essere artista (alternativo o no), senza essere disposto a spaccarsi la schiena per diventarlo.
Il vostro potrebbe essere un ispirarsi a un certo tipo di mainstream “alternativo”. Siete stati mai discriminati per questo?
Sì, a seconda delle situazioni e degli interlocutori siamo stati troppo mainstream, troppo alternativi, troppo pesanti, troppo poco pesanti, ecc. ecc. Cosa vuoi farci ;) Non ricordiamo più chi ha detto che le opinioni sono come il buco del culo... ognuno ha il suo.
Cosa fanno per vivere i “nokeys”?
I nokeys sono il braccio operativo della loro etichetta, SFEM, per la quale curano produzioni ed eventi. Lu e Bonzo insegnano anche musica in un’accademia, mentre Rico insegna inglese per una scuola di lingue. Nell’ultimo periodo (fortunatamente) gli impegni della band si sono intensificati e questo lascia sperare che presto possano dedicarsi solo a
se stessi. Altrimenti resta sempre il crimine.
Quali passioni vi hanno spinto a suonare (con tanto di rigore filologico) new wave?
Non è stata una decisione presa a tavolino. E’ stato più che altro un ritrovarsi naturalmente da quelle parti… E’ come se, in qualche modo, la new wave abbia trovato noi. Sicuramente eravamo pronti ad essere trovati, questo sì. E una volta trovati, l’abbiamo abbracciata anima e corpo.
Quanto è difficile in mondo discografico oggi?
Il modo discografico è morto anche se non se ne capacita ancora. Le major sono come dinosauri in agonia…. Ma non è detto che tutto il male venga per nuocere: sopravvivrà chi saprà adeguarsi ad un rapporto nuovo con la fruizione della musica e la dimensione del concerto ridiventerà più centrale. Adesso continua solo chi davvero lo sente come l’unica alternativa di vita possibile. Gli altri, semplicemente, prima o poi abbandonano.
Se doveste redigere una storia del rock italiano (dagli anni 80 a oggi) quali sono le 5 band (o musicisti) a cui dedichereste più spazio?
Questa domanda ci mette in crisi. Il rock italiano, a essere sinceri, non fa molto parte dei nostri ascolti (e non per snobismo, ma per puro caso). Ti possiamo però dire che ci hanno avvicinato ai primi Litfiba, a Garbo, ai Diaframma… forse sarebbe ora per noi di metterci ad ascoltare un po’ di roba. Te la rigiro: tu da dove ci consiglieresti di partire?
E io vi rispondo volentieri, ma non devo rubarvi troppo spazio. I primi 5 che mi vengono in mente: Pankow, Uzeda, Negazione, Gaznevada e, anche per me, Diaframma.
Se qualcuno vi dicesse che siete anacronistici come rispondereste?
Se dovessimo dar retta a tutto quello che ci dicono avremmo smesso da un pezzo ;)
Cosa è per voi il rock’n’roll nella vita di tutti i giorni?
Lotta, passione. Reazione e rabbia quando serve. Dedizione totale a qualcosa, senza paura di scoprire i propri lati più scomodi. Insomma, cercare di avere i coglioni. Di sicuro non l’atteggiamento rock’n’roll patinato e di maniera di certe riviste…
Vi lascio carta bianca per chiudere questa intervista…
Walk in silence,
Don’t walk away, in silence.
See the danger,
Always danger,
Endless talking,
Life rebuilding,
Don’t walk away.
Walk in silence,
Don’t turn away, in silence.
Your confusion,
My illusion,
Worn like a mask of self-hate,
Confronts and then dies.
Don’t walk away.
People like you find it easy,
Naked to see,
Walking on air.
Hunting by the rivers,
Through the streets,
Every corner abandoned too soon,
Set down with due care.
Don’t walk away in silence,
Don’t walk away.
Grazie Antz, è stato un piacere.
Piacere assolutamente corrisposto! Grazie a voi... |