E' l'improvvisazione a tenere insieme il sincretismo musicale di "Gadamer", opera all'interno della quale i due autori di formazione classico-jazzistica riescono a passare con naturalezza attraverso i generi più disparati, dall'ambient al post-rock, dal chill-out alla drum'n'bass, dalla techno al jazz, declinati in strutture compositive prog-fusion. Lo svizzero Zeno Gabaglio (violoncello e violoncello elettrico, nonchè un album - "Uno" - ed una laurea in filosofia alle spalle, come si evince dal titolo dell'opera, omaggio al padre dell'ermeneutica) e l'italiano Andrea Manzoni (Pianoforte, fender rhodes, mini moog, organo hammond) conducono l'ascoltatore in un viaggio sonoro che comincia (e si conclude - "Post Gate" -) col passaggio attraverso un portale ("Gate") che già introduce in un universo dall'atmosfera eterea, rarefatta, allo stesso tempo sommerso e stellare, "cosmico", in cui il tappeto sonoro del synth funge da ambientazione per il rincorrersi del pianoforte. E' in questo paesaggio che viene introdotto il groove incedente di "Niemandsrose" (una delle composizioni meglio riuscite dell'album) , cui va ad aggiungersi poi il violoncello (di ascendenza Constellation) di Gabaglio, il cui lamento fende l'atmosfera per lasciare spazio alla reiterazione del tema musicale del pezzo in chiave drum'n'bass che, diradandosi, passando per il trip-hop ed il chill-out, si trasforma in un caleidoscopico flusso sonoro su cui l'arco (per fortuna?) torna ad innestarsi, grave e malinconico, per poi reinabbissarsi lentamente. Segue "Chiara", revisitazione di un pezzo dello stesso Gabaglio, colonna sonora di un film mai esistito, romantico dialogo tra piano e violoncello che mi ha riportato alla mente John Surman. In "Methode" invece si ritrovano echi di fusion (facile il paragone con Zawinul ed i Weather Report) , krautrock, trance e world music, ma purtroppo è proprio nelle parti più "ballabili" che il disco si perde, che riesce a convincere meno, tantopiù in un pezzo come "Martinsson" in cui la melodia (vio)lenta dell'arco lascia spazio all'elettronica di facile ascolto (techno-house-trance-chill-out?)di stampo anni '90 che compromette le potenzialità evocative del violoncello elettrico. Tali potenzialità vengono al contrario espresse al meglio in "Orizzonte", nel quale, dalle profondità marine, in un crepitio di bollicine, emerge una melodia di piano di scuola minimalista, che è come un fiorire di vari elementi, sui quali interviene, ancora una volta struggente, il violoncello di Zeno. Su una base sonora monolitica e ripetitiva entra in gioco la stridula distorsione dell'arco per dare vita ad uno dei momenti migliori dell'intera opera, per profondità ed originalità; non una nota in più, non una fuori posto. Interessanti anche i tre momenti di improvvisazione "Impro 01,02,14" Ottima la produzione a cura dell'eclettico Walter Zweifel, già collaboratore di artisti quali John Cage...e Donatella Rettore. Nonostante l'album non incontri a pieno i miei gusti devo riconoscere ai due autori un certo coraggio nel portare avanti, in Italia, ma con lo sguardo rivolto all'estero, un progetto musicale sperimentale molto interessante, seppur non avanguardistico ed originale in toto. Mi sento però di consigliare ai due di abbandonare le incursioni in ambienti elettronici con cui non hanno dimistichezza onde evitare di distogliere l'attenzione degli ascoltatori da quanto di buono sanno esprimere con la loro musica. 4 stelle di incoraggiamento. |
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| AUTORE |
| Tuccio |
| CONTATTI |
www.myspace.com/gadamermusic
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| TRACKLIST |
- Gate
- Niemandsrose
- Chiara
- Impro 01
- Methode
- Orizzonte
- Impro 02
- Martinsson
- Impro 14
- Post Gate
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