| RECENSIONI |
KOONDA HOLAA 10 Acres Of The Finest Sand (2009, Bar La Muerte / Track Brack Records) |      |
Sapete chi è KOONDA HOLAA? Prendete Charles Manson, truccatelo da Rob Zombie e fatelo cantare come Nick Cave… ma farcitelo soprattutto di una psichedelia tutta zappiana e fascino lisergico. Ecco, forse, ma cazzo dico?… Aka Kamilsky, Koonda Holaa, si chiama in realtà Kamil Krůta, ed ha una biografia da romanzo che inizia negli anni 80 in Cecoslovacchia e arriva nel deserto californiano di Joshua Tree, dove vive in una roulotte per sei mesi l’anno. Gli altri 6 li vive a Parigi. Barlamuerte ha ben visto nel metterci lo zampino e questo losco e affascinante figuro che, grazie a un packaging pacchianamente esoterico, sfoggia la sua estetica musicale in otto tracce dalle liriche impregnate di poesia e polveroso western-folk psichedelico. Koonda Holaa è una one man band come poche e “10 Acres of the Finest Sand” è un percorso tanto personale quanto lo è stato il film EL TOPO per Jodorowsky. KH ha suonato con i Residents, Exene Cervenka of the X, Lydia Lunch, Steve Mackay and Mike Watt....ma poco importa… dai suoi “canti” emerge una personalità autoriale e maledettamente cantautorale che non si serve di riflessi se non di quelli accecanti di un sole sempre allo zenit. Etichettare un’opera simile o costringerla in una definizione necessaria che spesso si esige in una recensione, in questo caso, è inutile. Qui si è di fronte a un disco senza tempo, senza uno schema o una precisa collocazione. Un oggetto polveroso da cui difficilmente riuscirete a separarvi. Il resto scopritelo attraverso il suo myspace… | |