| RECENSIONI |
A SPIRALE agaspastik (2009, fratto9under the sky / deserted factory) |      |
Agaspastik degli A SPIRALE si apre con “black crack”. Un’intro che sembra vibrare dalle mani inquiete di Thurston Moore. Passano appena 30 secondi e si viene catapultati in quello che è il vero senso di questo disco: 42 minuti di avant-jazz-core senza tregua! Pur che si consideri “senza tregua” anche l’avanguardia “di raccoglimento” di diversi momenti del disco… suggestivi rallentamenti che suggeriscono nuovi luoghi da esplorare prima di ripartire in corse affannose. Nonostante le travolgenti 7 esecuzioni provengano da uno scantinato di Napoli, sorprendono per l’intensa componente newyorkese che traspira dalle note. Il sax di Mario Gabola ricorda le frenesie più entusiasmanti di John Zorn oltre che i suoi intimismi esecutivi (che svelano il rapporto fisico tra musicista e strumento). La chitarra di Maurizio Argenziano vibra e graffia con un’attitudine noise asciutta e corposa. La batteria (e non solo) di Massimo Spezzaferro è il ritmo della locomotiva, presente, minaccioso, vivo, articolato, vertiginoso e libero. Il tutto compattato da feedback di ogni tipo per arricchirne la componente inquieta di un’opera radicale in cui l’improvvisazione diventa ribellione punk, virtuosa e dissonante. Il disco si propone come surreale e “clinica” valvola di sfogo, in un universo inquieto “popolato” da violenti incidenti e delicati interventi chirurgici… Dal free-jazz al cupo e moderato nichilismo il passo e breve. Se gli ZU non vi bastano, i NAKED CITY li avete metabolizzati abbastanza e i GOD di Kevin Martin vi mancano terribilmente, non potete (e non dovete!) fare a meno di “AGASPASTIK”!
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