| REPORT LIVE |
THE HIVES (Cambridge, Corn Exchange. 23-04-2005)
di Valerio Berdini |
Difficile trovare le ragioni del successo del rock scandinavo negli ultimi anni. Sempre più spesso oggi succede che si ascolta una nuova band, ci si chiede se sia di New York o Detroit, e si scopre che vengono da posti impronunciabili come: Fegersta, Sweden. Oltre agli Hives, band (vado in ordine sparso e ne perdo molte) come Hellacopters, Turbonegro, Dwarves, Swindle a go go escono tutte da quella parte del mondo intorno al circolo polare artico. Capire perché il rock'n'roll di questo nuovo millennio abbia deciso di metter casa in quella fredda penisola, è un interrogativo che lascio a critici più attempati di me. In due diverse interviste sia Pelle Almqvist, il cantante degli Hives, che Jennifer Star, la cantante degli Swindle a go go, tagliano corto: "Qui al nord d'inverno abbiamo poco altro da fare che ubriacarci e fare musica". Quando la più ovvia sembra anche la spiegazione più plausibile. Annoiato solo all'idea di fare un’analisi di mercato la prendo per buona e preparo il materiale per il concerto. Dopotutto, rompere il duopolio anglo-americano ogni tanto non dispiace, i venti del nord sono notoriamente freschi, godiamoceli.
In Inghilterra gli Hives hanno un seguito pari a quello degli Strokes, i loro cugini d'oltroceano. L'ultimo loro tour ha raggiunto un po’ tutta l'isola ed ovunque è stato sold-out, un tour in cui "special guest" era una star del calibro di Jon Spencer.
C'è chi lo chiama punk-rock, chi garage-rock chi semplicemente indie, io non ho mai amato le classificazioni, quello che questo show propone, comunque vogliate definirlo è figlio, anzi nipote, del rock'n'roll, quello originale che iniziò negli anni '50. Da li attinge la carica e la rottura rivoluzionaria ma da lì prende anche la musica e l'immagine il che, nel 2005, diventa una mossa reazionaria, conservatrice. Che sia una delle chiavi del successo?
Di certo c'è l'immagine, come gli Hives solo gli White Stripes nel panorama odierno, la curano così maniacalmente. Vestiti di tutto punto, rigorosamente in bianco e nero, in un alternarsi ossessivo di ogni pezzo dei loro abiti che si completano con le ghette bianche, retrò e decisamente bizzarre a coprire le scarpe. Fotografarli, ammesso di essere allenati abbastanza per inseguire il cantante nei 5 minuti dei canonici "first three songs no flash", è divertente.
La musica è ininterrotta, velocissima, martellante. I brani spesso non raggiungono i due minuti e non c'è un break tra un pezzo e l'altro. Niente assoli, niente tecnica ostentata ma i cinque ragazzi sanno suonare i loro veloci brani. Le canzoni sono una serie di inni che restano in mente, uno dopo l'altro scorrono via ma ti ritrovi a cantarli anche dopo la fine del concerto. Nella struttura dei loro pezzi, gli Strokes sono effettivamente il riferimento più vicino, del punk non trovo molto oltre alla durata dei brani, ma la vitalità è il loro punto di forza. Voglia di stare sul palco, di tenere ipnotizzato e saltellante il pubblico. Dai dischi non può uscire che solo una parte di questa energia. Fascino della musica dal vivo.
Il teatro è illuminato a giorno, le luci bianche richiamano una scenografia televisiva, il nome in neon rosso è circondato da lampadine che disegnano un rettangolo di luce, ma è la band che attira l'attenzione, guidati da un frontman che sale e scende dagli amplificatori, si tuffa sulla folla, si arrampica sull'asta del microfono come una scimmia impazzita, Pelle Almqvist sa come non far distrarre il suo giovanissimo pubblico.
Il concerto scorre veloce e si conclude dopo un'ora, incessante. In scaletta una lista lunghissima di brani e non manca niente della loro produzione migliore. I 5 non sanno cosa vuol dire risparmiarsi.
I giovanissimi escono sudati e felici, chi si aspettava "contenuti" dal nuovo del rock non li ha certo trovati in questa band che fa dello svago, del divertimento, dell'ironia il suo punto di forza. Musica per uscire dalla routine della scuola, dei compiti in classe, dei primi esami universitari. Musica per divertirsi, ballare e non pensare troppo. Musica per il corpo non per la mente. In piccole dosi è rigenerante. A lungo può diventare noiosa.
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