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REPORT LIVE
BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB
(Cambridge, The Junction, 18-10-2005)
di Valerio Berdini
...Whatever Happened to THEIR Rock N' Roll...

Sono americani e, oggi, questa già è una notizia.
Sono bravi e lo continuano ad essere e questa è una notizia ancor più importante.
Non siamo davanti a nessun fenomeno rivoluzionario, i Black Rebel Motorcycle Club mettono insieme tutto quello il rock'n'roll è sempre stato (pelle nera e motociclette, chitarre e testosterone) con quello che il rock'n'roll è oggi (mercato, major, hits).
Lo fanno in modo onesto, virtù rara.

La Virgin dopo avergli prodotto i primi due CD li ha scaricati, il terzo album dal "ginsbergiano" titolo HOWL, è uscito per una etichetta indipendente "Echo".
Essere scaricati da una major ti da la certezza che non sarai mai più la promessa del rock, non sarai tu a scalzare i R.E.M., gli Oasis o i Red Hot dagli stadi. Però ti può aprire le porte alla coerenza e al divertimento. Restare con un tuo fedele pubblico, tra amici, a suonare le cose che ti piacciono senza pressioni dall'alto (di un grattacielo di Manhattan).

Cosi' i tre motociclisti ribelli, portano ora in tour un album più intimo, per lunghi tratti acustico e per altri legato al loro precedente sound.
Fin qui niente di male.
Quello che però all'ascolto delude è proprio la qualità della sterzata acustica. Ibrida. In questa versione i BRMC non graffiano come sanno e nemmeno emozionano.
Dal suono distorto che mescolava New York con le indie inglesi (Jesus and Mary chain su tutti) siamo davanti a una band che sembra confusa sul dove vuole andare.

Siamo andati a vedere che propongono i 3 dal vivo.

E già si scoprono le prime sorprese, tre non sono, il concerto inizia con Peter Hayes da solo, voce chitarra e armonica, in stile country-acustico tra Neil Young e Ryan Adams, che annoia il pubblico che aspetta sbadigliando che qualcosa succeda. Non succede.
Non è Bob Dylan, non è il 1966 una svolta (al contrario) oggi è proprio fuori luogo.
Non è facile convincere un pubblico rock a sentire 3 brani acustici senza rumoreggiare.
Le uniche corde che vibrano in questi 15 minuiti sono quelle della chitarra.
Tutti possono avere un brutto quarto d'ora, ma metterlo all'inizio di ogni serata del tour è masochismo.
D'altra parte se questo è l'inizio può solo andar meglio, mi consolo rassicurandomi.

Entra il resto della band e, seconda sorpresa, sono in quattro grazie al supporto di un anonimo chitarrista-pianista che aiuta a riempire il suono.
L'atmosfera torna ad essere il sano rock elettrico che conoscevamo. Ci si sta decisamente più comodi.
Con le chitarre aperte, i BRMC nelle loro venature dark, pelle e luci rosse sembrano anche migliorati.
Gli hit dai primi due album suonano perfettamente rodati da mesi di tour quasi continui. I brani del nuovo album continuano a convincere di meno ma dal vivo sembrano più efficaci che dal CD.
Il gruppo è coeso, tutti suonano non ci sono leader, non c'è un cantante o un chitarrista, gli strumenti girano, passano di mano. Non ci sono assoli ma lunghe cavalcate sonore che sono il loro pezzo migliore e che dal vivo trovano lo spazio che non hanno sui CD.
Sono bravi a perdersi in spazi metropolitani, spigolosi, stretti per poi allargarsi e esplodere in un suono pieno, coinvolgente.
Sembra di guidare una moto tra il traffico in una grande città, prima per le vie strette trafficate e poi d'improvviso ci si ritrova in una grande strada vuota. Il suono si apre come un acceleratore, cresce caotico e vola via per poi rientrare in un nuovo passaggio cupo, angusto.

I BRMC 2005 sono questo, un trio rock in una fase di transizione. Tra un passato elettrico e un futuro country. Sembra la scelta peggiore.
Farebbero bene a dimenticare il futuro e approfondire il passato, radicalizzandolo. I BRMC sono bravi a creare sonorità contemporanee, hanno un discreto e fedele pubblico, la major non spinge più per l'hit da classifica, serve solo un po' di coraggio, una buona dose di umiltà e tanto lavoro. Noi li aspetteremo con il quarto album.
È un momento di passaggio, momento difficile lo sappiamo capire, ma che non duri per sempre.