| REPORT LIVE |
NME SHOCKWAVE TOUR 2006
MISTERY JETS WE ARE SCIENTISTS ARCTIC MONKEYS MAXIMO PARK (Cambridge, Corn Exchange, 12-02-2006)
di Valerio Berdini |
In Inghilterra ci sono eventi che, per quanto commerciali tornano utili a chi ha voglia di novitá. NME il magazine più trendy della musica inglese, che noi di NM dovremo respingere per principio, organizza regolarmente vari tour che porta su e giù per l'isola. Al costo di un CD si ha l'opportunitá di sentire dal vivo 4 delle band emergenti che in futuro, anche e soprattutto grazie al NME-tamtam a colpi di copertine, free downloads e promoCD, saliranno la cresta del successo almeno in questo 2006. Poi vedremo.
L'anno scorso il tour 2005 era aperto dagli sconosciuti Kaiser Chiefs che prevedevano la rivolta ("I predict a riot") e rivolta fu, all'inglese of course, con te e pasticcini. Poi seguivano Bloc Party, Futurheads e gli headliner erano i Killers, from Las Vegas anche se, neon a parte, sembravano venire da Bristol. Tutti oggi veleggiano la barca del successo.
Quest'anno il tour si annuncia ancora più intrigante perchè il fiuto degli organizzatori di NME riusci a scritturare in tempi non sospetti coloro che oggi sono il "fenomeno" del 2006, gli Arctic Monkeys. Ma andiamo con ordine.
Il posto di apripista che fu dei Kaiser è occupato dai MISTERY JETS (www.misteryjets.com), un interessante ensamble, non solo per la curiosa formazione. Il cantante è un ragazzo che per camminare deve usare delle stampelle, arriva si siede davanti ad un set in cui suona un po’ tutto, dalla tastiera ad un mix di pentole, coperchi e padelle vari, fino alla chitarra. Una voce che ricorda qualcosa di Robert Smith. Uno dei due chitarristi è invece un signore cinquantenne con riff che richiamano il prog anni 70, penso essere una vecchia gloria riciclata scopro invece essere il padre del cantante. Bizzarro. Basso, batteria e seconda chitarra completano la formazione. Ma veniamo alla musica perchè i Mistery Jets suonano qualcosa originale nel molto poco fantasioso panorama inglese odierno. Sprigionano energia da ogni corda, sono un mix di tutto, che in qualche modo riesce a amalgamarsi in qualcosa di piacevole. La ritmica domina ed è quella che trascina la band. Oltre al batterista con le pentole, c'è un batterista vero e proprio e l'ipereccitato bassista che diventa automaticamente frontman e coagulante. Si muove frenetico, collabora con gli altri e porta la base ritmica su territori ballabili rendendo più ascoltabile l'anarchia sonora che il gruppo produce. Per quanto imprevedibile, la loro musica non disturba, prende, lungo un sound che non ha paura di mescolare il prog con il post rock, inserire richiami ska e compattare tutto in canzoni che sono taglienti e accattivanti. Sconsigliato il karaoke.
Il secondo slot viene concesso a WE ARE SCIENTISTS (www.wearescientists.com), li avevamo giá adocchiati e ve li avevo consigliati su NM ai "lontani" tempi degli Editors, di cui facevano il supporto. La velocitá di ricambio musicale oggì è impressionante ma chi vale riesce a restare, anzi migliora. Questa serata il trio di New York produce un set esplosivo, con il suo umorismo fortemente autoironico e la tanta voglia di suonare esce un concerto che non fa star fermi. Ascoltando il seppur ottimo CD d'esordio ("With love and squalor") viene il dubbio che siamo di fronte a dei cloni dei Killers, ma dal vivo il trio, secco e senza fronzoli, sporca i suoni e produce una musica "dance-punk" che è divertimento e passione, leggera, come il rock deve essere, irresistibile ad ogni brano. Guidati dalla telecaster di Keith Murray, dal buffo look del bassista, dal ritmo nevrotico della batteria i tre riescono a trascinare anche chi non li conosce. Voglia di far ballare, di scherzare, di far divertire il pubblico di giovanissimi che non vogliono e non meritano altro che questo. Cresceranno, dopo il NME tour partirá il loro primo tour che veleggia verso il tutto esaurito. Ancora altamente consigliati, da non perdere se vi passano vicino. Il top della serata.
Serata in cui tutti invece aspettano gli ARCTIC MONKEYS (www.arcticmonkeys.com). Con 400.000 copie vendute in una settimana hanno stracciato ogni record da quando esistono le classifiche inglesi. E dopo 3 settimane continuano a veleggiare al primo posto. Da lassù devono essersi distratti. Dopotutto quattro teenager di Sheffield, portati in orbita in cima allo stardome con un missile spaziale, non è scontato che riescano a tenere i nervi saldi. Il loro set è deludente, non perchè non hanno le canzoni, le hanno e sono molto belle (il loro CD inizia con 3 brani eccellenti e resta tutto su alti livelli, decisamente sopra la media del panorama inglese, con menzione ai testi non scontati). Non perchè non sanno suonare, guidati da un ottimo batterista che in alcuni passaggi ricorda il drumming di Keith Moon (oddio che ho scritto!) portano con loro lo spirito del migliore rock inglese. Perchè questa sera appaiono svogliati. Come a dire, "...noi siamo gli Arctic Monkeys, tutti ci adorano, il resto vien da sè, non dobbiamo far nulla più". "I wanna be adored" cantavano gli Stone Roses nella vicina Manchester, i monkeys erano in fasce, ma devono aver sentito il chorus. Solo che se questo in UK non funziona nemmeno per chi ha anni di successi alle spalle, credersi arrivati dopo poche settimane può giocare brutti scherzi. I ragazzini del pubblico sarebbero felici qualsiasi cosa i 4 suonassero stasera, tendenza inglese ad esserci a condividere comunque il momento, ma fra tre mesi sará diverso. Basta imparare osservando la pietosa agonia dei Darkness, da 3 milioni di copie a poche migliaia e il destino segnato nonostante le trovate iper-kitsch del frontman. Chi è venuto al concerto per sentire cosa c'è di nuovo in questo 2006, da loro resta deluso. Le aspettative di essere di fronte a qualcosa di dirompente fanno solo aumentare la delusione. Soprattutto quando sei appena uscito da un set brillante e ancor di più dopo averne visto un altro. Next time.
A chiudere la serata ci pensano i MAXIMO PARK (www.maximopark.com), che al contrario dei monkeys, vennero scritturati da NME nel pieno del loro successo e si garantirono il ruolo di headliners. Lo meritano, eccome se lo meritano. Al di la di una capacitá di stare sul palco che non solo i Monkeys ma pochissime band oggi possono vantare, con un frontman che sprigiona tutta l'energia sul suo corpo, dal viso alle corde vocali, fino a scendere sulle gambe che lo spingono saltare ovunque, la band diverte (e fa impazzire i fotografi). Il look optical, l'eleganza, richiamano lo stile dei migliori eighties. la scenografia bianca e nera con neon rossi, fa più il verso ai Kraftwerk e ai Talkin Heads che agli White Stripes. La musica pesca nella new wave inglese il suo background (i Jam di Paul Weller su tutti) ma rielaborata dal sinth, dall'ottimo lavoro alla Rickenbacker del chitarrista e dalla voce tutta nervi e passione del frontman diventa una miscela moderna e irresistibile. Vengono dal nordest dell'inghilterra, zona musicalmente povera. Stessa zona degli acclamati Futurheads (non a caso presenti nel tour 2005) a cui vengono paragonati, i Maximo Park sono molto superiori sia musicalmente che per lo show che sono in grado di portare sul palco. Trascinanti.
La serata si chiude così dopo quasi 4 ore di musica, il pubblico esce sudato, ubriaco, esausto e felice. Il clamore che in queste settimane ruota intorno agli Arctic Monkeys ha prodotto una reazione prevedibile ma curiosa. Le altre bands, oscurate dalla stampa per dar spazio alle scimmiette, si sentono spinte a dare il massimo e per emergere hanno prodotto set scintillanti. I Monkeys, seduti sugli allori, hanno semplicemente sbarcato il lunario con un set preciso ma scolastico, una presenza sul palco svogliata che solo le loro ottime canzoni e la discreta tecnica gli hanno permesso di sostenere. Un'occasione sprecata per loro, un ottima esperienza per tutto il resto.
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