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REPORT LIVE
DRESDEN DOLLS
(Cambridge, 10-5-2006)
di Valerio Berdini
Finalmente ho trovato un esempio per rispondere ad un luogo comune che non mi ha mai convinto. Quello che dice che nessuno ormai nel rock fa qualcosa di nuovo, che il rock ha finito la sua vena espressiva e si ripete all'infinito sui suoi canoni.
Non mi ha mai convinto ma, fino a ieri sera, mi era stato difficile trovare una prova contemporanea a contraddire chi mi proponeva questo ritornello. Ora ce l'ho e, testardo come sono sulle mie teorie, sono più contento.
Come succede sempre da quando l'uomo ha avuto l'impulso di esprimersi, l'artista si é ispirato a qualcosa che consciamente o incosciamente ha assorbito dal passato o dal presente per anticipare il futuro. Le possibilità di combinare tante fonti sono infinite e garanzia che non ci sarà fine alla creatività umana. Pochi sono però quelli che riescono a trovare gli ingredienti giusti per preparare questi cocktail estemporanei da farli risultare gustosi.
The Dresden Dolls, sembrano aver centrato la miscela giusta.

Mettete insieme una parte di Tori Amos, una parte di Siouxie, fategli musicare un cabaret brechtiano ambientato in un bordello della Germania prenazista della repubblica di Weimar e fate shakerare il tutto ad un batterista che accompagna lo show con una specie di assolo, incessante e continuo, insistito sui tamburi.
Se vi viene in mente un suono, quelli sono i Dresden Dolls, da Boston, in giro da 5 anni, 2 album all'attivo. Quanto di più innovativo mi sia capitato davanti in questo 2006.
Lei, Amanda Palmer, voce e calze a righe orizzontali bianche e nere, giarrettiera, tastiera e mini-minigonna che lascia serenamente intravedere la lingerie di pizzo. La voce é calda e potente, perfetta per il sound. La mano destra suona pezzi di melodie dai suoni che richiamano il cabaret, la sinistra ci mette accordi bassi che sostengono l'armonia ma anche la ritmica. Ritmica che, per quanto presente una batteria é guidata più da lei. L'eclettico batterista, Brian Viglione, fa dei tamburi in cui é immerso, lo strumento solista e il depositario del suono. A volte rischiando di andare oltre i limiti dell'esibizionismo. Una sorta di New-dark o post-dark movement, ma con molta meno depressione e tanta ironia che disorienta gli old-dark accorsi in cerca di qualcosa di nuovo con cui identificarsi.
Tutto l'arzigogolo di citazioni e fantasia regge e fa divertire, anche perché i due, oltre all’abilità musicale, hanno fantastiche doti teatrali. Amanda, una Marlene Dietrich un pò stralunata, con il suo succinto vestire e le sue mosse scoordinate é una continua provocazione sessuale che non cade mai nel volgare. Il batterista, con bombetta o senza, vestito o a torso nudo, ha tutte le sembianze di un mimo sparato da un cannone di un circo e atterrato davanti ad una batteria.
In questa circense commedia dell'arte, che avrebbe fatto impazzire Fellini, le canzoni funzionano. I ritornelli entrano in testa nonostante i ritmi percussivi che continuamente si interrompono e riprendono. Non é facile prevedere cosa succederà, non solo nel prossimo brano ma nella prossima battuta. Vi lascio immaginare come una cover dei T-Rex o una citazione ad “Hello I love You” dei Doors possa entrare in questo spettacolo.
Se capitano dalle vostre parti non perdeteli, se poi sapete cantare, preparatevi il ritornello di Pierce (una specia di Barbara Ann del 2006, ambientata nel 1924 e cantata da Nico) che il duo vi chiamerà sul palco per fare i background vocals. Consigliatissimi. www.dresdendolls.com