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REPORT LIVE
DIRTY PRETTY THINGS
(Cambridge, 7 maggio 2006)
di Valerio Berdini
Parlare dei Dirty Pretty Things in Italia credo sia come parlare di un UFO. Qualcosa di non identificabile dai più che viene da un mondo lontano a cui in molti non credono.
Ma quel mondo non è così lontano, e qui in Inghilterra il fenomeno Dirty Pretty Things è esploso nel loro modo isterico, con un tour sold-out in locali di media grandezza prima ancora che la band tirasse fuori il primo singolo. Perché?
Perché i Dirty Pretty Things sono la nuova creatura di Carl Barat, che risorge dalle ceneri dei Libertines, un gruppo che ha lasciato un vuoto da colmare nei teenager inglesi. Dell'altro elemento dei Libertines, Pete Doherty, abbiamo parlato in passato. Mentre Doherty si porta dei Libertines l'immagine della rockstar maledetta, ma non aggiunge praticamente nessun interessante elemento musicale nella sua nuova band (The Babyshambles), Barat è dei due la persona più matura e più creativa.
Con il batterista dei Libertines arruolato assieme all'ex-bassista degli ottimi Cooper Temple Clause la ritmica regge e Barat ci disegna sopra questi suoi riff velocissimi di chitarre dal suono stridente, alto, acidulo accompagnato da un altro chitarrista che ne completa l'essenza.
Il risultato è piacevole ma non è niente di nuovo. Sfido a spiegarmi la differenza tra the Libertines e the Dirty Pretty Things; forse sono solo un po’ più veloci.
Ma non mi aspettavo altro. Da ex-libertines, con un mercato che chiede quella musica, perché mai Barat avrebbe dovuto avventurarsi in territori che non conosce, spiazzando ancor prima dei fans lui stesso?
Ed ecco quindi che nella setlist della serata, i pezzi del nuovo album (Waterloo to Anywhere) sono puntellati da classici della band precedente, ma il flusso è cosi continuo che le differenze non esistono. A dirla tutta, dal vivo l'assenza di Doherty manca solo per l'eccentricità del personaggio, ma il nuovo chitarrista svolge un lavoro meno d'effetto per il pubblico ma molto più efficace per la musica.
Ne esce fuori un'ora di contemporaneo Brit-Rock, con venature punk, sudore, pinte di birra che volano ovunque, stage diving, crowd surfing e tutto quello che colora questi spettacoli in inghilterra. Forse questa è la pecca principale di queste band, sono maledettamente British, nel modo in cui riescono a far presa sul pubblico e sulla stampa di casa. Immagino che un loro concerto lontani da casa possa lasciare molte più facce dubbiose, molti più punti interrogativi, non scatterebbe quel transfer dal pubblico al gruppo che è la spinta alla band, la carica che fa sempre raccontare questi eventi con un'enfasi speciale. Consigliatissimi in inghilterra, consigliati comunque se passano dalle vostre parti.