| REPORT LIVE |
HEAVY TRASH (London, Camden - Dingwalls - 08-06-06)
di Valerio Berdini |
C'è una regola non scritta che gli appassionati di rock conoscono bene. Jon Spencer dal vivo, se suona in un raggio di 100km da dove si vive, va visto, sempre, comunque, senza sé e senza ma. Dopo aver stralunato le platee con il trash-noise di Pussy Galore e aver infiammato per 15 anni i palchi di mezzo mondo con il rock'n'rollaccio-punkettaro dei suoi Blues explosions il simpatico folletto, reclutato Matt Verta Ray, dalle file degli Speedball baby una band di NYC con cui ha collaborato, si é imbarcato verso una delle ovvie spiaggie del suo percorso musicale. Il Rockabilly nella accezione Heavy Trash, che é un po’ come dire il Blues nell'accezione Blues Explosion. I generi non sono il suo forte, ne prende le radici e, innovatore come nessun altro, le strappa e le ripianta sottosopra. Jon Spencer non dimentica mai cosa sono la passione e l'energia. Al collo una chitarra acustica maltrattata da anni di strimpellate, accanto Verta Ray all'altra chitarra a dare il feeling country-rockabilly, in testa una specie di banana gelatinosa nera, guarda caso stile rockabilly rivisitato pure lei. Un contrabbasso suonato dal chitarrista preso in prestito dal gruppo spalla (tali Powersolo) e un batterista che si diverte concludono il quadretto. Niente più, quattro ragazzi che amano suonare, una specie di jam appassionata che vagabondando per l'Europa ha raccolto in un localino di Camden, il delizioso Dingwalls, un centinaio di persone. Si parte ed é subito America, gli spazi si allargano. Per un'ora e mezzo si balla tra ritmi stomp, boogie, rock'n'roll tutto inframezzato dalle inconfondibili grida di Jon Spencer e dagli assoletti sulla Gibson di presleyana memoria di Verta Ray. Suona, canta, cade in ginocchio ripiegato sulla sua 6-corde, scende e si siede a cantare e suonare tra il pubblico, suona una ballad dal mood accattivante, poi torna su, saluta chi lo applaude, applaude chi lo saluta. Passa un'oretta chiudono il il concerto, passano 5 minuti ricomincia. Rieccoli per suonare un interminabile bis di un'altra mezz'ora e poi si finisce. La band esce dal retro, lui scende di nuovo tra il pubblico, chitarra a tracolla si mette a parlare, firma autografi, saluta vecchi amici e lascia il ricordo di un gran concerto. A me ricorda cosa la musica dal vivo deve essere. Rock'n'Roll will never die... finché Jon Spencer avrà una chitarra da suonare é una certezza.
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