| REPORT LIVE |
THE EVENS (8 Novembre 2004 - Cambridge - UK)
di Valerio Berdini |
Certi eventi avvengono per caso, altri per passione eccezionalmente tutte e due le cose insieme. Se in più questo è messo insieme da una figura emblematica della storia del punk e succede in un posto che non contiene più di 50 persone, non ci si può esimere dall’andare ad ascoltare, fosse solo per curiosare, stringergli la mano e scambiarci qualche parola.
Sto parlando del nuovo progetto di Ian McKaye (chitarrista e leader di Fugazi e Minor Threat) che con Amy Farina, batteria (ex Warmers), formano un duo:
The Evens
McKaye è allegro, ironico, disponibile ed entusiasta della sua nuova creazione. In un’intervista e nella chiacchierata dopo il concerto emerge chiaro il suo ‘indipendente-pensiero’ a partire dall’idea di portare in tour un gruppo inedito. “L’unico momento in cui ci si può esibire davanti ad un pubblico vergine è prima di pubblicare un album. In questo breve momento dell’esistenza di un nuovo progetto, il pubblico si raccoglie per ascoltare qualcosa che non conosce, qualcosa che può amare o odiare. Visto dalla parte della band è un momento di condivisione in cui oltre a proporsi assorbe dalle reazioni degli spettatori informazioni che le saranno utili. Dopo l’uscita anche di un solo singolo questo non è più possibile, tra il pubblico ci sarà sempre chi sa cosa aspettarsi”.
Su questo concetto The Evens, rinunciando ad ogni pubblicità, ufficio stampa, sito internet e foto (a parte le mie!), hanno percorso un breve tour europeo dove ogni sera davanti a poche decine di persone hanno proposto la loro musica: “Fu lo stesso all’inizio dell’esperienza con i Fugazi mi chiedevano di scrivere sui volantini dei concerti “ex Minor Threat”, ma io non voglio usare le band con cui ho lavorato, che amo e sono tutte ugualmente importanti, come biglietto da visita. Oggi siamo quello che facciamo, non viviamo di rendita di quello che siamo stati in passato. Suoneremo davanti a migliaia di persone se e quando saranno disposte a venirci ad ascoltare”.
Spazio quindi a The Evens, un sound affinato in un paio di anni di prove in studio, i primi concerti di fronte a poche decine di persone in anomali locali in America (caffé, gallerie d’arte, negozi di dischi, librerie e persino un museo di storia naturale) e ora il breve tour inglese.
Di che musica si parla? Ian suona una chitarra baritono (e io che pensavo fosse un’esclusiva di Pat Metheny) seduta alla sua sinistra Amy suona la batteria. Entrambi cantano, spesso sovrapponendo le loro voci. Il sound è fatto di sonorità molto “quiet”, minimale ma al contempo potente. Ian arpeggia la chitarra o si piega su di essa in assoli che non vanno mai troppo ‘oltre’. Il volume resta contenuto costringendo il pubblico, seduto, ad ascoltare in silenzio. La batteria spesso suonata con le spazzole, contiene l’esuberanza della chitarra. I due sono consapevoli della fine del punk, che è nelle loro vene ma resta come lontano eco, e lanciano un progetto antitetico. Disorientante per i primi trenta secondi ma che poi rapisce per le sue sonorità, sono belle canzoni, ben suonate, dai testi impegnati e mai scontate. Non c’e punk e non c’è blues, non ci sono e siamo molto distanti dalle sonorità degli White Stripes, se vi era salito il dubbio, fugatelo. La chitarra fa la chitarra, lasciando la ritmica alla sola batteria, il basso semplicemente non c’è e la musica, aiutata dal timbro grave della tonalità baritono, non ne risente. L’album d’esordio, registrato senza overdubbing, è pronto e dovrebbe uscire a breve per Dischord, l’etichetta indipendente cofondata dallo stesso McKaye. Su internet si trova un mp3 di un loro brano nel sito di Protest Records, il titolo è “On the face of it”, nel vol2 della lista degli mp3. (http://www.protest-records.com/mp3/index.html)
Ma quando si assiste ad una performance di McKaye non si può separare la musica dall’impegno. La filosofia della “pubblicità senza aggettivi”, che è lo slogan di Dischord, emerge continuamente. La gente mi chiede perché ho successo, non lo so, scrivendo buone canzoni? Non c’è una formula migliore per il successo che scrivere la musica che la gente vuol sentire. Ho sempre visto la musica come una conversazione, è il motivo per cui sono stato coinvolto dal punk, a quei tempi l’idea di struttura promozionale e industria musicale semplicemente non erano nell’equazione”.
Il tour, contemporaneo alla rielezione di Bush, non ha risparmiato attacchi alla sonnolenta popolazione americana: “In America persone fraterne sono state separate, la gente non si organizza ed è difficile riunirla. Non ci sono oggi molti metodi, due sono la TV e la religione, un terzo è la musica, che è ancora moneta corrente. Io provo ad ‘incendiare’ la gente, a ricordarle che non siamo soli”.
The Evens sono tutto questo. Ottime canzoni, atmosfera raccolta, idee coerenti ma non (più) urlate. Sono la reazione al panorama musicale usa e getta che ci viene imposto, “un modo di uscirne è non dipendere dal volume, restituire la forza della musica alla musica e portarla lontano dal volume, alcune persone confondono le due cose”. |
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