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REPORT LIVE
POPPY'S PORTRAIT - DON CABALLERO
(30/10/2008 - Circolo degli Artisti - Roma)
di Tuccio
Arrivo al Circolo fermamente convinto di stare per assistere all’esibizione di una band in fase calante, rincuorato dal fatto che ad aprire il concerto siano i Poppy’s Portrait, dei cui live tanto mi hanno parlato bene. Infatti, nonostante l’ingombrante presenza della Pearl infarcita di tom di Damon Che al centro del palco, i quattro non si fanno intimorire e danno vita ad una performance stupefacente. Mentre untrentenne continua ad urlare dietro di me come fosse un adolescente ubriacatosi per la prima volta alla festa del compagnetto di scuola, riesco a riconoscere Teenage Scared Me, segno che i Poppy’s presentano il loro ultimo Ep “Little Crunch Little Freeze”, dal quale propongono inoltre J.M.K. e Witch Hunt, oltre a qualche pezzo inedito ( di prossima uscita?). Meraviglioso lasciarsi trasportare dalle chitarre suadenti verso fascinose lande sospese nel vuoto, farsi scaraventare nel frastuono totalizzante e venire infine carezzati dalle soffici melodie vocali. La loro originalità è imbarazzante, ed i pezzi dal vivo risultano ancora più freschi e spontanei. La gente comincia ad accalcarsi, e io, che me ne stavo comodamente seduto all’esterno a fumare una sigaretta, al mio ingresso in sala vengo schiacciato in un angolino alla sinistra del palco, dal quale riesco appena ad intravedere un gigante flaccido in mutande e t-shirt: è lui, Damon Che, che catalizza immediatamente l’attenzione del pubblico. Si parte. I primi pezzi sono tutti tratti dall’ultimo album, Punkgasm, che sarà pure un po’ freddo ed autoreferenziale, come dicono in molti, ma ascoltato dal vivo riesce comunque ad emozionare. In un’ora e un quarto di live ci si perde all’interno degli ossessivi labirinti geometrici creati dai tre, si rimane stupiti dal loro affiatamento, (tale che quando ad Eugen si rompe una corda, Damon e Jason si esibiscono in un’improvvisazione stupefacente, per poi riprendere tutti insieme il pezzo lì dove lo avevano lasciato), dalla cura con cui i suoni vengono scelti. C’è spazio anche per qualche pezzo tratto dagli album meno recenti, ma soprattuto per un bis che rivela la vera anima del batterista di Pittsburgh (nonostante qualche inidizio lo avesse già dato nei ripetuti orgasmi e battutine a sfondo sessuale accennati a microfono in bocca durante la performance): ancora in mutande, completamente sudato, imbraccia la chitarra ed intona Punkgasm con una voce così sguaiatamente strascicata da mettere il sorriso anche sulla bocca del più duro dei metallari presenti in sala.Insomma, saranno pure un po' a corto di idee, l’assenza di Ian Williams si farà pur sentire, ma vedere i Don dal vivo è ancora uno spettacolo…