| REPORT LIVE |
SILVERCOCKS - FOURTH SIN - SHAM 69 (13/12/2008 - CSOA Forte Prenestino - Roma)
di Tuccio |
La serata di chiusura della settima edizione del Road to Ruins vede succedersi sul palco i romani 4th Sin e Silvercocks e gli Sham 69, band storica del Punk/Oi! britannico. Ammetto di essermi perso quasi completamente l'esibizione dei Silvercocks, di cui ricordo solo l'esuberanza del cantante, a causa dell'ottimo Primitivo sorseggiato nella taverna sotterranea. Quando risalgo per vedere i Fourth Sin le prime file sono già state monopolizzate da un gruppetto di giovani punks/oi cresta-rasati, che per ingannare l'attesa del rullante della batteria che non arriva ingurgitano quantità industriali di birra. I cinque propongono un mix ben riuscito di hardcore newyorkese (Cro Mags, Agnostic Front, Sick Of It All) e trash-metal e ogni pezzo è un cazzotto che arriva dritto sul naso. Finita la loro esibizione aumenta vertiginosamente il numero delle persone presenti in sala, ma soprattutto quello delle bretelle, degli anfibi e delle teste rasate che per tutta la durata del concerto intoneranno alternatamente cori da ultras romanisti e il ritornello di "If the Kids are United" ("Forse pensate che noi siamo i Rancid? Noi non abbiamo tutti quei soldi. Noi non andiamo su Mtv. Noi non siamo i fottuti Rancid"). Gli Sham 69, orfani del loro leader storico Jimmy Pursey e col chitarrista Dave Parsons unico sopravvissuto della formazione originaria, hanno ormai più di 30 anni, e l'età purtroppo si fa sentire. Nonostante riescano a creare un'atmosfera goliardica, per merito più che altro delle battute del nuovo cantante Tim V, e ad infondere un po' di spirito cameratesco non hanno più il carisma di una volta e faticano a coinvolgere il pubblico nella sua interezza ("kids" esclusi naturalmente). L'atmosfera è comunque piacevole e per tutta la durata dell'esibizione mi sento tornare alla mia adolescenza: il pogo "Old school", gli stage diving, le anche che si muovono a ritmo da una parte all'altra e l'immancabile invasione di palco finale, con i membri del gruppo che assieme ai ragazzi intonano in coro il ritornello della loro hit più famosa. C'è chi dice che questa sia stata una delle edizioni meno riuscite del Road to Ruins, ma non avendo seguito le altre non posso esprimere un mio giudizio personale. Vorrei invece fare i complimenti alla Rave Up Records di Pierpaolo de Julis, perchè ha il merito di portare avanti una manifestazione coraggiosa, indipendente, ben organizzata e con biglietti a prezzi popolari: una rarità nel panorama romano! Aspettiamo con ansia l'edizione di Maggio, che si preannuncia ancora più interessante. |
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