| REPORT LIVE |
D.O.A. + CRASH BOX + SEDITIOUS (Milano, C.S.O.A. COX 18 – 8 aprile )
di GoryJoe (NEW!!!) |
Line-up DOA:
Joey Shithead Keithley – chitarra e voce Dirty Dan Sedan - basso Floor Tom Jones - batteria
Dopo la temporanea occupazione da parte degli sbirri di De Corato & Co, quale occasione migliore per godersi lo storico centro sociale Cox 18, meglio noto come “Conchetta”, dell’esibizione di una band seminale dell’hardcore mondiale, i canadesi D.O.A.? Basti pensare che stiamo parlando del loro 30th Anniversary Tour o che, per esempio, il loro secondo album (oltre una ventina in carriera, esclusi Eps, 7” e quant’altro) Hardcore 81’ ha contribuito a dare il nome ad un movimento musicale che tutt’ora non mostra segni di cedimento. Ciliegina sulla torta, ad aprire il mosh i Seditious, ma soprattutto i Crash Box, formazione storica del punk-oi meneghino, le cui alterne vicende hanno portato alla recente ristampa dell’intera discografia con il titolo VELENO PER VOI (Soa Records). Dopo il ruvido hardcore degli opener, a Marco “Maniglia”, vocalist dei Crash Box, basta attaccare “Vivi” per far trasudare le mura affrescate del conchetta di nuova linfa vitale. Seguono 35 minuti di punk hardcore diretto e genuino, fra una spallata e l’altra, in mezzo al pogo per “Sangue” e “Veleno per voi” fino al gran finale con il loro cavallo di battaglia più riuscito, quella “Nato per essere veloce” che ti guida a 100 all’ora dritto contro il bancone della birra! La temperatura è già salita di molto, tanto che nell’attesa che Joey prenda il controllo del palco le centinaia fra punkettoni della prima ora e nuovi adepti, tutti adeguatamente colorati, non possono far altro che gustarsi la birra all’aria aperta prima del bagno di sudore. Ci siamo, gli ultimi giri di chiavetta e la chitarra è accordata; lo resterà per meno di due minuti, quelli di The Agony and The ecstasy (1990) visto che il mosh furioso scaglia carne umana sul palco fin sotto gli anfibi del biondo-canuto Joey Keithley, che intanto sputa le strofe una dopo l’altra e attacca DOA. A dirla tutta i suoni sono sporchi e cupi, la voce roca e la batteria grezza ed imprecisa, ma non è questo il punk per caso? Era da tempo che non sudavo marcio nel conchetta riempito a scatola di sardine incontrando i ghigni ed i sorrisi di ragazze e ragazzi che urlano General Strike mentre un diver con tanto di scarponi ti piomba in testa. I nostri cinquantenni però, hanno anche un album nuovo da presentare, sotto la produzione dell’immarcescibile Bob Rock, intitolato Northern Avenger, dal quale traggono subito l’opener Human Bomb. Sapientemente i nuovi brani, che poi risultano i più veloci ed aggressivi, vengono alternati a classici quali Class War e Disco Sucks (1978); un pezzo come Police Brutality, dall’ultima fatica, non sfigura affatto in mezzo a cotanta nostalgia punk. Trovano spazio anche una Papa-Oom-Mow-Mow (The Rivingtons, poi ripresa anche da Beach Boys a tanti altri) che Joey dedica ai fratelli Ramones ed il rock’n’roll di who will stop the rain, ancora dal nuovo disco; ma è alla prima nota di The Prisoner che se qualcuno era riuscito a mantenere ancora asciutta la “mise” della serata, deve rassegnarsi agli schizzi di birra e sudore che arrivano da ogni parte. La scaletta è ormai in discesa e dopo una trentina di pezzi i nostri punkettoni di Vancouver ci salutano con la mitica Fuck You e con una piccola sorpresa, una versione alla Sid Vicious di That’s Amore (Harry Warren (1952). Parliamoci chiaro, poteva essere un concerto per nostalgici ed in parte lo è stato, ma l’atmosfera di un Conchetta rivitalizzato dagli ultimi eventi, la verve di un Joey Shithead mai domo, la scaletta tattica, probabilmente studiata a tavolino e la voglia di lottare della Milano che non si arrende e che sa di trovarsi di fronte una band il cui impegno sociale non è mai venuto meno, rendono questa serata, nottata, a dir la verità, un occasione per condividere molto di più che valori musicali, ma idee, mentalità e voglia di viverne 1000 altre! |
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