| REPORT LIVE |
SHOD (10 - 5 - 2009 Sinister Noise)
di Giose |
Solita la notte da Massi al Sinister, parafrasando una canzonaccia d’altri tempi per l’incipit di quest’articolo mi trovo a principiare il mio report sulla serata del 10. Facciamo l’appello: I uagliunastri di Bari chiamati Southborn? Presenti. I genovesi Ghandi’s Gun? Presenti, belin! Gli indomiti Doomraiser? Buuurph! (sta per presenti) Gli statunitensi Solace? Assenti. Peccato, si sono persi un concertone! Proprio una bella atmosfera, al Sinister, qualcosa che ti mette subito a tuo agio. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, del tipo che non capisci mai chi suonerà tanto la folla di musicisti sopra e sotto al palco, good vibrations insomma. Il concerto non è ancora iniziato così ho tempo per sbirciare sul banchetto dei dischi e delle magliette: troneggia quella degli Hawkwind, non è in vendita, la gente passa e ci posa sotto i ceri votivi. Sul banchetto cd e vinili. Una volta ho sentito un 45 giri dei Misantropus e devo ammettere che rende molto bene questa tecnologia obsoleta per il genere trattato. Si comincia. Partono i Southborn, parte l’headbanging. I baresi sfoderano una grinta e una rabbia propria di un gruppo trash nonostante sciorinino sound e ritmiche alla Dozer. Le chitarre, due, sembra quasi che assecondino il basso dando ai brani un aspetto prettamente ritmico intramezzato solo dai controtempi, peraltro puntualissimi sebbene un po’ scontati, della batteria. L’atmosfera si riscalda e i baresi ci danno giù di brutto, la voce svetta sulle chitarre grevi ma veloci e soprattutto molto, molto metal mentre basso e batteria accompagnano la basculazione di capocce appartenenti ai senzadio presenti e gaudenti. Davvero ottimo questo primo round. Salgo a farmi una birra e il prezzo per una spina media mi fa capire che Massi ci vuole bene a tutti! Sigaretta fuori rendendomi conto che la fauna femminile del metal migliora di giorno in giorno e poi giù per il secondo round: Ghandi’s Gun. I genovesi non sono da meno dei colleghi pugliesi nonostante una complessiva differenza nel sound. I Ghandi’s Gun suonano musica più lenta, cadenzata e incisiva dei Southborn, si capisce subito che ‘sti ragazzi c’hanno l’anima blues. La gente apprezza e scapoccia un pochettino di meno rispetto a prima. Il sound rimane granitico e pesante, sia chiaro, è la chitarra che scavalca la gravezza dell’ensemble con effetti e riff che ricordano i Kyuss di Sky Valley . In mezzo al concerto sfoderano pure il ballatone stoner strumentale, da leccarsi le orecchie! Davvero convincente l’esibizione dei Ghandi’s Gun però mò su a bere, bisogna rifocillarsi prima dei Doomraiser, ne vale la pena. Sazio di birra scendo per l’ultimo round e subito, come in un film giapponese, flash in b/n di cimiteri profanati mi saltano in mente mentre mi appresto, CAUTAMENTE, all’ascolto dell’ultimo gruppo. Freschi freschi da Londra arrivano i Doomraiser, lo scantinato vibra e si riempie. Nicola sfoggia una maschera sado-maso e un teschio sull’asta del microfono: anche questo è Rock and Roll! Il gruppo attacca e la folla di merdallari è in visibilio: una selva di capocce bascula senza ritegno al cospetto dei Doomraiser. Il sound è lento, pesante, cattivo, disperato. La voce risuona come una liturgia sulle melodie fitte fitte delle chitarre a volte mitraglianti, a volte quasi retrò. Basso e batteria riescono con austera pragmaticità a dipanare ‘sto casino porgendo all’orecchio dell’ascoltatore qualcosa di innovativo e antico al tempo stesso: la chiameremmo musica popolare qualora Lemmy fosse papa. I Doomraiser non si sono certo dimenticati lo spirito del Rock and Roll più schietto (basta accorgersi degli Uh! Che grida il cantante per cadenzare il tempo) ed è proprio questo rispetto per le origini che ha reso il gruppo un riferimento nazionale in materia di Stoner-Doom-bella musica in generale. Questa sì che è stata una botta di musica come da tempo non subivo. Bravi tutti, grazie Sinister, col collo indolenzito me ne vado con la promessa di risentire presto ‘sti tre gruppazzi e si fottano gli americani: facciamo da soli!
|
|