| REPORT LIVE |
STOP BITCHING FESTIVAL (THE USA IS A MONSTER, CAPILLARY ACTION, ?ALOS, TUND, SADSIDE PROJECT) (17/04/2009 @ sinister noise club)
di mavro |
Premetto che lo "stop bitching fest" si è svolto durante due serate distanti una settimana l'una dall'altra, entrambe al sinister noise club di Roma. Per problemi tecnici, nova muzique è riuscita a seguire soltanto la prima parte dell'evento con sommo dispiacere del sottoscritto che moriva dalla voglia di (ri)vedere experimental dental school e moah, ospiti della seconda serata del festival.
Quando arriviamo al sinister noise manca un quarto alle undici. Apprendo al bancone che mi sono già perso Tund e Sadside Project. E' la seconda volta che salto il live report dei Tund e mi girano le palle. Mi girano le palle perchè "io gli volgio bene io gli voglio a loro". Ho deciso, quindi, di innestare un pretenzioso fleshback in questo live report che riporti indietro la mia attenzione e la mia voglia di recensire a qualche settimana prima, quando i nostri eroi si presentarono sullo stesso palco armati di telecamera a (s)fuoco su di un laptop con l'intento meraviglioso di sonorizzare una puntata di heidi (mi sembra doveroso segnalare che ho cercato su google il modo corretto in cui si scrive). Credo che quella serata abbia acceso qualcosa nel mio cuore. Vedere quell'energia che prende in prestito grind, hardcore, noise, doom, math, screamo e toysmusic (sipuòdire?) sposarsi con le immagini a risoluzione 320 x 240 proiettate storte su un lenzuolo ad una piazza, nell'era dell'alta definizione, mi hanno dato un senso di pace assoluto. SI, perchè ho capito che anche se il tempo corre veloce, basta chiudere i finestrini per non sentire il freddo.. i sorrisi della piccola tirolese sottolineati dai grassi e ultra-distorti suoni di basso, le sfuriate black-metal così elementarmente abbinate alle immagini dei monti innevati.. e poi le capre, la faccia di cazzo di Peter.. quando tutto è finito è tornato il buio nel locale e nel mio cuore.
Quando risbatto le ciglia sono nello stesso posto ma una ventina di giorni più avanti. Di fronte a me la signorina ?Alos ha già cominciato la sua performance. Vederla dal vivo è sempre un piacere: i suoni oltremodo crunchosi della sua chitarra che ti spettinano i capelli, i vocalizzi contorti che ti stringono lo stomaco.. il tutto contornato da una presenza scenica che ha dell'incredibile. Fai fatica a spiegarti come una creatura che sembra così delicata possa acquistare tanta forza sulla scena ed imporre la sua presenza pietrificando i sensi di chi guarda/ascolta. La sua delicata irruenza è molto più piacevole da fruire dal vivo nonostante il sound elegante della signora OvO nasconda pregievoli ricami percepibili solo durante un'ascolto più raccolto e domestico. Tra dissonanti riffoni di chitarra, filastrocche che suonano come nenie pagane e campanelli agganciati ai sui dreadlock, Alos? non si risparmia neppure di abbattere la "quarta parete" e regalarci negli ultimi minuti del suo show un'iquietante monologo a pochi millimetri dal pubblico ormai rapito dalla sua forza ritualizzante.
Quando la nostra "strega" preferita abbandona il palco l'atmosfera cambia del tutto. I lux disponibili al sinister noise aumentano sensibilmente e la musica del solare quintetto new-yorkese Capillary Action cancella l'atmosfera intima che regnava fino a poco prima. L'acclamatissimo combo del chitarrista Jonathan Pfeffer ha fatto breccia nei cuori dell'underground mondiale con i suoi esplosivi miscugli di pop music, folk, fusion e post rock che sinceramente a me piacciono veramente poco. Dopo i primi due pezzi, difatti, ho colto l'occasione per poggiare il mio gomito sul bancone a pochi centimetri dal un sorridente Colin Langenus, metà hippie e metà vichingo, co-fondatore (assieme a Tom Hohmann) dei the usa is a monster, pronto e ben felice di esibirsi di li a poco. Quando riscendo le scale che portano all'area-concerto il sound allegro e spensierato dei capillary action mi accoglie tra le note di una tromba che si appoggiano su una base di organetto e chitarra classica. Seguo gli ultimi momenti dello show dei new-yorkesi ma sto già pregustando la calda psichedelia dei the usa is a monster.
Credo che la load records ci abbia visto proprio bene quando accolse nel suo roster questa straordinaria creatura dal tagliente moniker. Pur non essendo mai stato un grande cultore del prog-rock (anzi..) e della psichedelia, ho seguito e condiviso con entusiasmo l'evoluzione di questo progetto approdatto oramai ad una miscela anfetaminica ed originale di prog pischedelico, post rock, noise e kraut. E' come se tutto ad un tratto i pink floyd fossero approdati in casa skin graft.. Personalmente adoro il fatto che nei The Usa Is a Monster manca quella delicatezza che di solito nelle fredde esecuzioni proggessive ti fa spalancare le orecchie per cercare di sentire il retrogusto dei flanger che si allontano; il loro sound è violento prima che avvolgente, i volumi degli ampli sono a 11 e la grinta di Colin Langenus è pari a quella di un punk dei tempi d'oro. Un sound così compatto ed una presenza che non ti fa abbassare mai lo sguardo.. e la guardia se sei in prima fila, dato che i precari ed agitatissimi movimenti del vichingo d'oltreoceano fanno temere una sua possibile caduta dal palco in ogni momento.. oltre ad i suoi, chili di synth si appoggiano sulla chitarra ultraeffettata ed un drumming degno di "Wacko" Hunter creando atmosfere potenti ma "allegre", evocative e mai oscure.. Un'oretta così ti lascia davvero il sorriso sulla labbra e nelle orecchie. Alla prossima, e con impazienza!
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