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MONSTER MAGNET
di Giose
Era il 1998 quando ascoltai per la prima volta "Powertrip" e l’universo musicale della mia vita implose in una miriade di emozioni contrastanti: chi avrebbe mai potuto pensare di ottenere un sound così incisivo? Chi avrebbe mai potuto rompere in maniera così libera le barriere che compongono il normale concetto di musica? Strano parlarne adesso, a distanza di un decennio dalla prima volta che li ho ascoltati, ed eccomi qui a rendere il giusto merito al gruppo che più di ogni altri si merita di essere definito quale il mio PREFERITO. Mentre scrivo, "4 Way Diablo" mi rimbomba nelle orecchie: desolante capolavoro di una band che a tutt’oggi non ha mai conosciuto correnti contrarie, o commercializzazioni come direbbero gli ignoranti.
E pensare che sono stato giorni collegato sul sito ufficiale a rimuginare di fronte a quell'odioso banner di fine dicembre 2006 che, con tono accorato, annunciava il ricovero di Wyndorf. E mò? Niente, o almeno niente sapevo io ma non importa. Ciò che importa è che l’ultimo disco mi premia di tutte le pippe mentali fatte fino ad ora. “It’s a satanic drug thing you wouldn’t understand”, mi avrebbe detto Dave qualora fossimo un attimino più amici.
Si sa: la speranza è l’ultima a morire; e sentire la III traccia del loro ultimo lavoro non fa che rafforzare il concetto propugnato da Nietzche e ampliamente avvallato dal sottoscritto: ciò che non ammazza rende più forti. Più forti di così? E com’è possibile? Prima c’è "Monolithic Baby"!
Un album che vale alla storia del rock come Eyes Wide Shut alla storia del cinema.
Ricordo anche il 2004, 31 marzo 2004, giorno in cui i miei eroi vennero in questa arida terra ricca di desolazione per portare un po’ di sana linfa rock nel cuore di noi terroni di animo. E la portarono eccome! È stato l’unico concerto che ho visto culminato con una chitarra spaccata sul palco. Dio che emozione! E non mi rifaccio all’onnipotente invano, sappiate infatti che sono fermamente convinto del fatto che fu Dio, quel normalissimo giorno di giugno di quasi dieci anni fa, a farmi scoprire l’universo dei Monster Magnet come a dire:” tiè, dimmi che ne pensi!”. Da allora sono passati anni, case, moto e donne che non riuscivano a sopportare che quando ero intimo con loro canticchiavo "Third Alternative" o "Space Lord".
Non capiscono che loro sono solo un attimo nella vita, il gruppo il tempo non se lo caca proprio. La loro grandezza è tutta qui. Sono riusciti ad abbattere le barriere del tempo per giungere alle mie orecchie ogni volta in tempo, in tempo per rendermi conto di quanto la vita è ancora ricca di sorprese, di suoni e di emozioni che i miei eroi non vedono l’ora di condividere con me, perché questa è la loro professione, perché questo è il loro bisogno, perché questa è la loro vita.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di condurre un viaggio sensato tra le rovine e i fasti dell’universo Monster Magnet. Con questa frase non voglio certo cominciare la biografia della band (che poi la trovate sul loro sito ed è pure cazzuta!) ma semplicemente un excursus della loro carriera basandomi esclusivamente sulla loro musica.
Intro: Spine of God (:” e lizard johnny e freak shop usa?” Non rompete i coglioni!)
Manco si fa in tempo a partire che subito si viene scaraventati in un vortice di arida e pesante psichedelia. Il primo album dei M.M. è, infatti, un ottima dichiarazione d’intenti. Chitarre pesanti e ipnotiche seguono l’incedere di un supporto ritmico lento e cafone: volontà di lasciarsi alle spalle gli anni 80, prologo del viaggio (trip).
Prima traccia: 25 tab……..Il viaggio comincia con una nenia costante per 33 minuti, zio Hawkwind ne sarebbe orgoglioso!
Seconda traccia: il viaggio continua, il Monster Magnet cresce e diviene abbastanza maturo da scaturire un album potente come Superjudge: certo, l’impronta del mito rimane (track 10: Brainstorm, Hawkwind cover) ma Dinosaur Vacume e Black Balloon sono brani che dimostrano come il Monster abbia assimilato il mito stesso rielaborandolo con il proprio presente.
Terza traccia, prima meta del viaggio: Dopes to Infinity. I fantasmi di ieri e di oggi sono condensati nell’anima del Monster che impone la sua possenza musicale con il proprio, immortale, inno: Third alternative.
Questo è l’ album della svolta per il Monster grazie al quale vanta tour con Aerosmith, Metallica etc.., oltre che ad una partecipazione nella colonna sonora di Matrix con “Look To Your Orb For The Warning”
Quarta traccia: si riparte e il Monster decide di cambiare pelle (line up), nuove (vecchie?) sonorità scaturiscono da Powertrip: opera power-stoner-blues-metal-pop che ha l’effetto di un cazzotto nello stomaco per i fedeli alla linea space rock ( si veda il videoclip di Space Lord). Personalmente penso che chi non accetta l’incedere del tempo non apprezzerà mai questo ulteriore capolavoro. Una su tutte: la traccia omonima dell’album.
Quinta traccia: il Monster si merita una sosta durante il viaggio che sta compiendo fin dal lontano 1991. Si accorge di essere accaldato ma appagato di fronte al nuovo millennio e allora God says no:
70’southern mirabilia dagli accenti quasi grunge più che stoner. “Gravity well” rappresenta un bagliore nel tunnel, quasi a dimostrare che il Monster si è preso una pausa, mica si è fermato del tutto!
Sesta traccia: IL MONOLITO. Qui il Monster diventa Mito. E chi non capisce quest’album appartiene ad una generazione ormai appassita. Sono fermamente convinto che Monolithic Baby! rappresenti la perfetta sintesi di ogni genere musicale lambito dal Monster. Provare per credere: traccia III + traccia XI.
Settima traccia: il Monster ne ha passate davvero tante per arrivare a questo punto. Maturato, osannato, distrutto e mitizzato in soli quindici anni ma ancora capacissimo di tradurre in musica il presente. Ecco qui il negativo del Monolito: 4 Way Diablo, struggente e desolante (proprio come di ‘sti tempi) e il viaggio continua...