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EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN
di Valerio Berdini |
Si parla del rock tedesco e vengono in mente i mix di note piu’ impensabili. La Germania musicale è una riserva unica di melodia, rumore e stravaganza. Indiscussi maestri dell’elettronica, da sempre amanti dell’hard’n’heavy tutto pelle borchie chopper e barboni vichinghi te li ritrovi poi a ballare nelle strade di Berlino ai suoni techno delle love parade. Si deve respirare una particolare aria di emancipazione che necessiterebbe un’analisi approfondita, più chimica che sociale.
Devono essere le esalazioni dalle acciaierie della Ruhr mescolate ai sensi di colpa mai sopiti portati dai fumi di sterminio; le influenze pesanti delle sontuosità di Beethoven e Wagner che spingono a sogni d’onnipotenza che diventano facilmente deliri; la cubica rigidità delle avanguardie architettoniche che ad est e ovest, prima e dopo il simbolo definitivo, la caduta del muro, puntellano ogni angolo.
C'è una band, nella storia della musica, che è riuscita a coniugare tutto questo in un mix sonoro che in 30 anni ha raggiunto lo status di cult(o). Si chiamano Einstürzende Neubauten, nati nella Berlino divisa la hanno traghettata nel nuovo millennio, guidati da un moderno Caronte come Blixa Bargeld.
Il loro mix di melodia teutonica e rumori industriali, prodotti su palchi che assomigliano più a catene di montaggio che a strumenti amplificati, hanno cambiato per sempre la definizione di concerto e di strumento nella musica contemporanea. Nati in un anno chiave per la musica rock, quel 1980 in cui si provava a ricostruire dopo la tabula rasa che in 5 anni il punk aveva fatto di buona parte della storia del rock. In un incontro di ferro, la realtà tedesca si sposava con l'arrivo di suoni dall'acciaiosa Manchester. Un'onda di fumi grigi e fuligginosi rimbalzava per l’europa. I Neubauten costruirono distruggendo.
Blixa e I suoi compagni si fanno notare subito. Presentarsi su un palco con un'officina meccanica e metterla in funzione durante un concerto non è da tutti. I loro spettacoli si concludevano regolarmente con seghe circolari e martelli pneumatici che smontavano letteralmente l'impalcatura sopra alla quale il gruppo suonava. Al confronto le chitarre di Townshend, le siringhe di Lou Reed e il nichilismo dei Sex Pistols erano la ricreazione della scuola materna.
Einstürzende Neubauten si traduce piu' o meno con "far crollare nuovi edifici" il che spiega anche la base concettuale delle prime performance, e forse si dovrebbe approfondire questo concetto.
Gli Einstürzende Neubauten piu' che una rock-band sono una concept-band. O se volete capovolgere la visione, sono un collettivo di arte concettuale che usa la musica, la poesia (a capirla!), il design e il teatro come mezzo espressivo.
Il bisogno di etichette e di omologazione dei circuiti del rock, li ha da sempre catalogati nel movimento industrial, che gli calza a pennello, ma la definizione gli sta anche un po' stretta. Per vendere dischi e organizzare tour si sono appoggiati per anni ai circuiti classici ma il collettivo è sempre stato un’entità diversa.
Su questa diversità hanno costruito una fan-base unica come i loro suoni. Unici nel comporre, unici nel far partecipare i fans direttamente nei loro progetti. Nell’album Perpetuum Mobile si poteva intervenire direttamente nelle modalità compositive, ancora oggi tramite il loro sito si può diventare “supporter” con cui si aprono le porte oltre a esclusivo materiale audio e video ad una comunità che si riconosce dietro neubauten.org e si incontra ad ogni nuovo tour.
Capire il fenomeno è infatti impossibile senza completare l'esperienza partecipando ad un concerto. Un po' come non si può vedere il teatro in TV, non si possono apprezzare i Neubauten solo dai CD.
Una loro performance vi chiarisce quello che dagli album non estrapolerete mai. Su tutto l'origine sonora del loro inconfondibile stile. Ascoltate una a caso delle tre antologie "Strategies Against Architecture" (ottimo punto di partenza per scoprire la loro trentennale carriera) e sfido a indovinare cosa produce quei suoni. Fin quando non si arriva in teatro e si vedono cadere da un montacarichi montagne di trucioli d'acciaio, battere su percussioni costruite dai più inaspettati materiali da costruzione, suonare e percuotere ogni tipo di tubo e oggetto metallico, plastico e sintetico, l'idea di cosa succede in uno studio di registrazione è inimmaginabile.
Quei suoni assordanti che lentamente vanno a scemare fino a sfiorarti le orecchie con fiocchi di polistirolo lasciati cadere come neve chimica in un panorama post-atomico devono essere stati un’illuminazione per i creatori del post-rock. Blixa con la sua teatralità innata sembra un cantante lirico pagato dal consiglio di amministrazione dell’acciaieria per cantare nel cortile in occasione delle celebrazioni annuali. La catena di montaggio che c'è dietro non viene fermata e il binomio tra industria e musica, acciaio e melodia, compressori e chitarre prende forma.
La fedeltà continua ad essere ripagata, ogni concerto viene registrato e venduto in doppio CD ad edizione limitata, da prenotare la serata del concerto.
Da anni non hanno più etichetta discografica, il contatto diretto tra la band e I fans è direttamente attraverso il loro sito e i loro spettacoli.
Eventi unici come mi spiegò una donna venuta da Boston per seguire il tour inglese lasciando il marito a casa e scatenando una crisi familiare, o come mi raccontarono dei ragazzi tedeschi che con la loro auto seguono il tour della band da anni.
Un fenomeno quasi religioso con un pubblico che fa pensare ad una versione dark e post-sovietica dei Deadhead. Se questo è l'aspetto sociologicamente interessante è sicuramente la loro musica e un loro spettacolo, l’esperienza da fare.
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