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STAR
ROKY ERICKSON
di aNDY cANDY
Prefazione.
Quest’uomo ha composto You’re Gonna Miss Me, puntoeacapo.
A chi può interessare: io, Roger (Ro ky) Erickson, affermo con la presente di non essere un membro della razza umana (non un terrestre) bensì un alieno proveniente da un altro pianeta. Spero che ciò provi alla persona che sta dando scosse elettriche alla mia testa che sono un alieno. Dichiaro di non essere in violazione di alcuna legge mondiale o internazionale della terra avendo mostrato con questa dichiarazione di essere in effetti un alieno.
Contea di Travis, 13 giugno 1975.
Non sono in grado di stabilire se sia vera (ma si trova anche su un sito ufficiale del nostro), verosimile, per la miseria, lo è davvero. AMG data una cosa analoga al 1982.
Intro.
Io a questo “sciroccato” ho sempre voluto bene. Lo so che non ha senso - chi lo conosce? –ma non ci posso fare nulla. Sarà forse per quell’aria un terzo da barbone, un terzo da scemo del villaggio, un terzo da illuminato, che nasconde (o tradisce, in questo caso gli opposti si toccano) un viaggio all’inferno andata e ritorno iniziato nel 1969 quando, per evitare la galera ai tempi dei leggendari 13th Floor Elevators per possesso di marijuana, si dichiarò infermo di mente, cosa che non credo gli riuscì difficile. Venne così ospedalizzato e diagnosticato schizofrenico, trattato con una mistura pesantissima di farmaci e elettroshock. Uscì dal Rusk State Hospital ovviamente a pezzi e la sua drammatica situazione, sciacallaggio di diritti e tentativi di resurrezione compresi, andò avanti fin quasi ai giorni nostri quando nel 2001 il fratello Sumner, musicista classico, riuscì ad averne l’affidamento e costituì una fondazione, The Roger Kynard Erickson Trust. Gli ultimi anni, in uno scenario finalmente decente, lo hanno visto migliorare esponenzialmente tanto da farlo addirittura tornare sul palco. Hooray!
Svolgimento.
Ci sono inciampato per la prima volta con la cover di Bermuda fatta al telefono sull’album Three Way Tie dei Minutemen. Ed infatti il primo disco che ascoltai fu Dont Slander Me, che la conteneva. La discografia di Roky Erickson è un casino, in piena sintonia col personaggio. Mi limiterò pertanto a suggerirne una essenziale.
Del primo disco nato Roky Erickson & the Aliens esistono altre due versioni, I Think Of Demons, con l’aggiunta di un brano, e The Evil One, con qualche canzone in meno e qualcun’altra in più. Dei tre avrei consigliato senza ombra di dubbio I Think Of Demons salvo scoprire che la ristampa del 2002 intitolata THE EVIL ONE (PLUS ONE) conteneva meritoriamente sul primo cd tutte le canzoni sparse nei tre album citati risalenti ai settanta e sul secondo una comparsata promozionale radiofonica con versioni live del disco in questione che stava per uscire e chiacchiere varie. Scoprire che i fans che chiamarono la stazione erano più folgorati del nostro è veramente esilarante (oltre che da guinness dei primati!). È scritto dappertutto che il lavoro alla chitarra di Duane Aslaksen degli Aliens è impeccabile, “tecnico e tattico”, ed infatti è proprio così: riffs, hooks, solos taglienti ed eleganti allo stesso tempo. Nell’ambito del rock classico è difficile immaginare un disco più elettrico di questo, reso più graffiante dalla voce naturalmente scartavetrata di Erickson, che canta di “cretinate” da b-movies con una naturalezza contagiosa: il solito magistrale Roky horror pictures show con tanto di effetti orrorifici di tastiere!!! Un canzoniere più sgangherato di questo sarà difficile da trovare ma provate a sentire soprattutto Two-Headed Dog (“two headed dog, two headed dog, i’ve been working in the kremlin, with a two headed dog”!?!?), It’s A Cold Night For Alligators, Sputnik, White Faces e Stand For The Fire Demon. Anche se i titoli più assurdi sono Don’t Shake Me Lucifer e I Walked With A Zombie!!!!!!!!!
DON’T SLANDER ME, il secondo tassello da avere, è addirittura più aggressivo del precedente e a parte i titoli (e i testi!!!) che sono il solito delirio, la mano musicale è invece ancora degnissima: rock vibrante, elettrico e dall'andamento tipicamente ericksoniano, una formula che non riesco a decifrare a parte un drive ritmico particolare e il modo di infilare le liriche ... e quella voce, santiddio. Come certe persone che le vedi camminare da lontano e capisci al volo chi sono. Qui scelgo nel mazzo Don’t Slander Me, Bermuda (i*n*c*r*e*d*i*b*i*l*m*e*n*t*e* fumigante), Starry Eyes, Can’t Be Brought Down e Burn The Flames.
Capace di sferzanti e folli rocchenroll Erickson ha in carniere anche cose più leggere, ad esempio la deliziosa Sweet Honey Pie rifatta in modo acustico e magistrale dai Witchcraft in Scandinavian Friends: A Tribute to Roky Erickson ma dove il suo folk’n’roll scarno e strampalato incanta è in NEVER SAY GOODBYE, una collezione di canzoni registrate low-fi in tempi diversi, la metà circa delle quali risalenti alla sua ospedalizzazione al Rusk State. Soprattutto quel blocco di sei brani lì vale l’acquisto; ed essendo tutto il disco pervaso da una luce particolare e positiva sottolineerò che questo è stato il primo disco con le royalties andate al texano. Altro che alieni e zombi, Roky, il mondo è pieno di stronzi!
Un tentativo di sintesi: if you have ghosts, then you have everything.
Prendete Stand for The Fire Demon nella versione tratta dal video Demon Angel. A Day And Night With Roky Erickson. Ma dove accidenti sta? Ma cosa accidenti fa? Strimpella con una corona di carta in testa in mezzo a delle fratte rocciose ad Austin, la notte di Halloween del 1984. E confrontatela con la versione presente nel live Casting The Runes dove è diventata un hard rock liricissimo a un passo dal collasso nervoso. Dicotomia assolutamente esplicativa dell’arte ericksoniana. E sia: arte.
Conclusione.
Rumors insistiti che lo volevano qualche anno fa addirittura sbarcante in Europa, ondeggiavano fra l’emozione per l’evento e il terrore sulle condizioni nelle quali si sarebbe presentato. Non escludo che qualcuno abbia pensato: “Magari crederà che l’hanno rapito gli alieni!!!”. Beh, è successo davvero. Consiglio di andarvelo a vedere (in rete si trovano molti spezzoni, ormai) vi potrebbe anche apparire un signore imbolsito nel quale si è incarnato una delle ultime volte lo spirito originario del rock. Io lo inseguo da un po’ ma non riesco mai a beccarlo; di solito finisce col suonare, guarda caso, in Scandinavia. Come faccia ad andare in concerto rimane per me un mistero gaudioso, ma se la capoccia e il fisico continuano a reggergli prima o poi lo pizzicherò, pronto a rimanere a bocca aperta. Anche se con i Nomads come backing band la vedo dura.
Commiato
He’s on the right track now. O così spero. Un abbraccio, Roky.