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TELEVISION - L'ANALOGICO (EXTRA)TERRESTRE
di aNDY cANDY
L’abbaglio che da sempre attanaglia la storiografia rock ortodossa (o almeno una parte cospicua della critica), il prescindere cioè dalla musica a favore della risonanza sociologica, costringe ancora oggi a dover difendere con le unghie una idea largamente minoritaria: per rock classico, oggi nel 2009, dobbiamo intendere quello sentito, pensato e suonato nella seconda metà dei settanta. Uno degli epicentri, per certi verso l'epicentro, la Grande Mela.
La qualità della televisione newyorkese, di quella scena uno dei vertici, è affidata ad un assemblaggio di pezzi composto da Tom Verlaine (Thomas Miller) e Richard Lloyd alle chitarre, Fred Smith al basso e Billy Ficca alla batteria. Ma all’inizio, come Neon Boys, e fino al demo tape con Eno della band fa parte anche Richard Hell (quello di Blank Generation per tagliarla corta).
La storia delle trasmissioni televisive, breve e intensa, è la seguente.
1975.
Esce Little Johnny Jewel, una cosa sgangheratamente artistoide che dura un botto e viene divisa in due parti che si accomodano sui due lati del 45 giri. Ha ragione Verlaine nel ritenerla talmente poco appetibile commercialmente da non valere la pena il massacrarla, comprimendola, per darle un senso come singolo.
1977.
Appare l’epocale Marquee Moon. Anni passati a suonare e perfezionare un pugno di canzoni hanno consentito ai quattro di farsi un gran bel nome nel giro cittadino convincendo l’Elektra a metterli sotto contratto e a puntarci forte. Già dalla copertina con una classica foto di gruppo con Verlaine emaciato ai limiti dell’anoressia qualcosa si intuisce.
La sensazione più forte che ho ogni volta che ascolto questo capolavoro è quella della necessarietà di ogni sequenza di suoni che la compongono. Dischi così ti si appiccicano addosso … Non manca nulla di ciò che ci deve essere e non ha nulla di ciò che sarebbe stato superfluo, disco manifesto del cambiamento che si annusa nell'aria, e del quale la New York fine settanta è presagio e volano, l’esordio dei Television è un disco di musica chitarristica ispida che traghetta il rock allora classico in crisi nera, impaludatosi in gorghi inascoltabili e in pose insopportabili, verso una nuova vitalità e nuove inquietudini delle quali, purtroppo, la montante ondata punk brava spesso solo a sfanculare sarà impossibilitata a comprenderne tutte le sottigliezze ma che troverà nella new wave orecchie assai più disposte all’ascolto attento.
Ciononostante la canzone che apre l’album See No Evil ha le stimmati nella seguente frase “cuz what i want / i want now / and it’s a lot more / than anyhow che ditemi voi se non è da vangelo punk, ma allora si chiamava blank generation e ora spesso proto-punk.
Ma cos’è Marquee Moon? Una lezione di rock chitarristico, innanzitutto, ma in verità questa musica è una lezione di rock.
Se percussivamente è figlia in egual modo del tribalismo di Maureen Tucker, di certo jazz e del quattro/quarti persino coniugato disco. Se sopra questa ritmica piena di sostanza le Chitarre, maiuscola d’obbligo, levano il fiato come increspature che si frangono, come spirali che salgono in cielo, ora sciabolando decise ora infiorettando capricciose. Se nelle suddette Chitarre ci sentite, ad esempio, sbuffi del Richard Thompson elettrico sia nei Fairport Convention sia no (mai così presente all’ascolto...e si che sono venticinque anni che li “pratico”!) e se, altro esempio, l’alchimia Verlaine-Lloyd vi ricorda lo sfibrante flirtare Cipollina-Duncan nei Quicksilver Messenger Service. Se dentro tutto questo ci mettete dei testi visionari come ci si aspetta da uno che nato Miller si cambia il nome in Verlaine. Beh, capite bene come sia collassata, risorgendo a nuova forma, una roba da rincoglionirsi. Di una lussureggiante sobrietà. Ecco, un ossimoro è l’unico modo per provare a dirne la sontuosa sintesi. Per non tacere dell’attacco della title track, uno dei più memorabili di sempre. La critica si spella le mani, il pubblico americano proprio no, quello brit non disprezza.
1978.
Se solitamente il secondo disco viene accolto con qualche stortura di naso, in questo caso, con un monolito del genere come precedente conviene ascoltare Adventure senza ricordi recenti di Marquee Moon per poterne apprezzare la qualità. Che se inferiore è pur sempre dannatamente notevole. Stiamo più o meno sempre lì ma il suono è molto più arrotondato, romanticamente nervoso, mostra sottotraccia più stretta la parentela col Patti Smith Group e ha per me i suoi vertici nelle tre canzoni più aggressive, Glory, Foxhole e Ain’t That Nothin’ dal finale mozzafiato dopo un bridge alla Who, e la dolcissima Carried Away. Negli States migliorano le vendite senza ingresso in classifica, in UK arrivano al settimo posto della hit parade … paradigmatico di quello che sta per accadere. E pochi mesi dopo, il tour è immortalato sull'interessante The Blow Up (originariamente edito in cassetta) puff … la televisione si spegne.
1991.
Nel frattempo i Television hanno raggiunto uno status mitologico. Si riformano, fanno un disco omonimo (senza infamia e senza lode, mettiamola così) e vanno in tour. Un anno circa e di nuovo arrivederci e grazie.
2001 e a seguire.
Ogni tanto risuonano insieme; incredibilmente ad Alberobello nel 2005.
Registrazione canali.
Ch1. Marquee Moon: imperdibile
Ch2. Adventure: raccomandato
Ch3. Television: solo per completisti
Ch4. The Blow Up: molto utile