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CUT-UP: J.G.THIRLWELL
di antz |
A tutti quelli che parlando di Australia la associano subito ai canguri o un ornitorinchi, a Mr. Crocodile Dundee o al polpettone con la Kidman, … io propongo subito un Bon Scott, i Mark of Cain e (vi sembrerà strano) gli INXS, i film Dogs in Space, Bad Boy Buddy e Mad Max ma spesso e soprattutto a J.G. Thirlwell (James George Thirlwell), classe 1960, (aka Bubba Kowalski, Clint Ruin, Foetus, Frank Want, Karl Satan And The Transvestites From Hell, Manorexia, Phillip Toss, Steroid Maximus). Seppur espatriato a Londra e poi trapiantato a New York resta sempre un essere umano dalle radici oceaniche oltre che una delle figure massime dell’avanguardia contemporanea. E chi ha avuto modo di vederlo in estreme porno-performance con Lydia Lunch in alcune opere di Richard Kern riconoscerà che non si resta indifferenti a quest’uomo… carisma e genio pari a pochi (Frank Zappa, Wagner o G.G. Allin ben shakerati). Lui fa parte di quegli anni 80 che contano, quelli industriali, sintetici, genialmente innovativi e magistralmente deviati. Buona lettura!
I’m a composer, a producer, a sound manipulator, a DJ, a musician. Sometimes I’m a musician, sometimes I think I’m not good enough to call myself a musician, at other times I think I’m too good to call myself a musician. So, I’m many things, I wear many hats. I’m also an entrepreneur. Well, I’m an artist... (Thirlwell Interview - www.digital-athanor.com/PRISM_ESCAPE)
“Foetus, ovvero James Thirlwell, è uno dei più grandi artisti della storia del rock. Nelle sue opere maggiori, rappresentò per la musica industriale quello che anni prima Frank Zappa aveva rappresentato per l’era psichedelica: il profeta della “musica totale”. Partito nel 1978 dalla natìa Australia e approdato in una Londra dai risvolti socio-politici e artistici in tutti i sensi decisivi per gli anni a venire, Foetus ebbe modo di temprare la sua personalità, spasticamente sbilanciata tra tensione autodistruttiva e impulso alla definizione di uno spazio vitale, grazie alle esperienze musicali – e non - che veniva via via facendo”.(lastfm.it)
“Benché indulga in un'immagine pubblica di punk scostante e repulsivo (e benché cambi pseudonimo praticamente ogni due album), Jim Thirlwell (meglio noto come Foetus) è uno dei compositori più importanti della musica moderna. Le sue cupe, tragiche, incalzanti "sinfonie" si situano al confine fra musica rock e tanti altri generi. Ciò che contraddistingue la sua multiforme opera è l'intensità delle emozioni e dei suoni, un'intensità psicotica, debordante, allucinata, che fa pensare a Nietzsche e a Wagner, ma che si differenzia dalle ideologie "superominiche" per via di un'enfasi catastrofica, non eroica, infernale, non sublime. In questo senso Thirwell e` il primo compositore classico dell'era punk”. (www.scaruffi.com)
“La musica di J. G. Thirlwell - con il nome dei suoi vari progetti: Foetus, Wiseblood, Steroid Maximus, Baby Zizanie, Manorexia e altri - include elementi di punk rock, musica classica del XX secolo (Stockhausen, Varèse, Cage) e antecedente (Beethoven, Grieg, Strauss e soprattutto Wagner), swing e blues da orchestrina, musica elettronica, colonne sonore di film horror, no-wave, new wave, industrial e pop. Tutti questi ingredienti sono accostati o sovrapposti uno sull'altro con un piglio anarchico e dadaista che ricorda a tratti l'eclettismo di Frank Zappa. Seguendo una linea di composizione che punta sempre all'eccesso, allo shock, alla sovrabbondanza, Thirlwell combina percussioni, distorsioni, campionamenti, musica epica e una voce dura e sarcastica. Le sue sinfonie sono fatte di odio, dolore, violenza, sconfitta e furia. Favorito dalle nuove tecniche di produzione introdotte negli anni '80, specialmente per quanto riguarda le basi elettroniche, Thirlwell è sempre stato in grado di gestire con indipendenza lo studio di registrazione come fosse un vero e proprio strumento musicale, pur senza avere solide nozioni nei campi dell'armonia e della composizione. La sua formazione da autodidatta si percepisce soprattutto nei lavori dei primi anni della sua carriera, in cui le spigolosità e le dissonanze "involontarie" non venivano corrette o smussate, di modo che il risultato fosse ancora più violento e shockante. Era lo stesso principio che stava alla base del movimento no-wave (corrente artistica che rifiutava in blocco l'idea di musica come insieme di suoni armonici e ragionati). Thirlwell però si differenziava da questo movimento: laddove la no-wave dava origine a spaventose e spesso inascoltabili cacofonie che rappresentavano l'antitesi della musica, Thirlwell adoperava i linguaggi stessi della musica a fini burleschi e derisori: il suo primo LP, Deaf, si apre proprio con una parodia canzonatoria del movimento no-wave”. (wikipedia)
Bardo del nichilismo più sfrenato, profeta del "trash" per eccellenza, Foetus arrangia i suoi dischi da solo, puntando spesso su brutali effetti sinfonici. Morbosamente proteso verso le manifestazioni più disgustose della natura umana, fisiche (vomito, merda, sperma) e morali (torture, sadismi, omicidi), Foetus dilania nel parossismo della distruzione ogni residuo valore morale. La sua opera è un'odissea di abiezioni, un catalogo di inferni. Foetus è un idealista dell'apocalisse, o un ideologo dell'apocalisse come utopia. (www.scaruffi.com)
“Birthday Party, Coil, Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire furono solo alcuni degli artisti con i quali ebbe modo di confrontarsi. Mentre lavorava in un negozio di dischi in Oxford Street, inoltre, venne in contatto con Steven Stapleton, mente del progetto Nurse With Wound. Fu senza dubbio l’attimo in cui Foetus definì una volta per tutte la sua idea di musica industriale. Modellando, infatti, la schizofrenia punk-primitivista dei Birthday Party, l’estetica industriale fortemente espressionista dei pionieri Throbbing Gristle e una certa propensione per le soundtrack cinematografiche con l’eresia satirica e surrealista del Nurse With Wound sound, Foetus giunse alla definizione di una incredibile variante sinfonico-nichilista-ballabile della musica industriale, candidandosi fin dall’esordio su 45 giri di "OKFM/Spite Your Face" (1981) come uno dei massimi musicisti della sua epoca. (Francesco Nunziata, ondarock.it)
Compositore, produttore, dj, James Thirlwell (in arte Foetus) è il portabandiera del movimento industrial anni Ottanta, dove l’approccio underground sostituisce sintetizzatori in pompamagna, e la teatralità conturbante affossa quintali di rimmel e make up finti dark. Tutto ciò che osa definirsi commerciale finisce rimaciullato nei succhi gastrici di tale creatura, one man band che, trasferitosi da Melbourne a Londra, metaforicamente da una leurea all’Accademia delle Belle Arti allo squallido fermento di un negozio di dischi in Oxford Street, comincia ad assimilare la lezione di Birthday Party e Throbbing Gristle. Trascinato da Nietzsche (il nichilismo), affascinato da Wagner (la sinfonia), va girando con maialini come bebè sulle spalle, creando uno stile che è perfetto incrocio tra il punk e la musica antica. L’universo Foetus è una galassia di contaminazioni: dal minimalismo industriale (Einsturzende Neubauten) alla world music (Peter Gabriel), dalla no wave newyorkese all’ esibizionismo zappiano, l’obiettivo è unico: musicare l’apocalisse, e Thirlwell sfoltisce incessantemente i suoi file. Un cantato luciferino, dall’approccio radicale e sovversivo, che eregge la modulazione vocale (parlato, urlato, sofferto) ad assoluta arma segreta. Semplicemente unico. Nei suoi dischi ciò che non si respira è aria di mainstream. Da "You’ve got Foetus on your Breath" a "Scraping Foetus off the Wheel", ogni album è una questione di ambiguità e stati d’animo, cambia il nome (Frank Want, Clint Ruin, Jim Foetus) ma le lettere (dei dischi) sono sempre 4. Beethoven dell’eccesso, cantastorie apocalittico, dopo due buoni lavori si trasferisce da Londra a New York, dove pubblica anni quelli che tutt’oggi restano i suoi capolavori: “Hole” (1984) e “Nail” (1985). Studioso autodidatta, Foetus utilizza gli studi di registrazione come grossi strumenti musicali, il risultato è unico, senza precedenti. Lo stesso farà Trent Reznor una quindicina di anni dopo con l’ambiziosissimo “Fragile“. In amore, proprio a New York, copulerà con Lydia Lunch. (Orasputin da www.osservatoriesterni.it)
LA RECENSIONE DI PIERO SCARUFFI
NAIL (Self Immolation, 1985 - Some Bizarre, 2008) è forse il suo capolavoro, e certamente uno dei capolavori degli anni '80, un lavoro che si situa decenni in anticipo rispetto al resto della musica rock, un lavoro di una potenza (malvagia) spaventosa, un urlo di dolore emesso in un imponente paesaggio di desolazione e depravazione. E` anche un album molto più personale dei precedenti. Mentre i precedenti facevano centro sui mali della società e della storia, questo fa centro sul male interiore e sulla storia individuale. Tutto è esasperato, frastornante, percussivo, glaciale. Con Pigdom Come Foetus prova a creare da solo il sound monolitico di un'ouverture wagneriana. Pigswill è un rap su ritmi e rumori metallurgici, feedback chitarristici e inserti sinfonici che inneggia all'omicidio di massa. Questi brani sono poesie scolpite con un martello pneumatico nel marmo di una lapide mortuaria. Si avverte l'influenza di Zappa tanto in queste piece orchestrali (alle quali si può aggiungere il coevo EP con Sick Minutes) quanto nelle gag retro` che costellano le sue brutali ballate di vita: il quasi rockabilly reboante e solenne di Throne Of Agony (con in sottofondo l'opprimente tema orchestrale di "Mission Impossible"), l'azzannate tripudio funk e jazz di DI-1-9026 e lo swing da nightclub con crooning roco alla Waits, coro doo-wop e contrappunti sinfonici di Descent Into The Inferno (nonché la riedizione galattica di Wash in forma di vaudeville concitato sull'altro EP dell'anno). Tutto viene declamato con un'enfasi da Giudizio Universale e suonato con una foga maniacale, come se ogni nota fosse quella decisiva per far sprofondare il mondo. Sonorità da colossal di Cecil DeMille (ma che raccolgono la spazzatura più infima del kitsch) accompagnano l'Odissea di questo Ulisse degli inferi. Epico e maledetto, il disco vira verso una musica più drammatica e pericolosamente "seria" che si ispira agli Artaud e ai Celine piu` invasati e soprattutto alla filosofia di Ballard (desiderio enciclopedico di sperimentare tutte le forme di dolore). La clownesca autoparodia che trapelava dagli sketch dei dischi precedenti è diventata un morboso autocompiacimento. (www.scaruffi.com)
I’m not a spokesman for a generation, I’m a spokesman for degeneration. But I can say two words : "Toujours l’amour !" (Thirlwell Interview - www.digital-athanor.com/PRISM_ESCAPE)
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